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Pietro Colonnella è senz’altro uno dei “guru” della politica nostrana. Dopo essersi diplomato nell’Istituto Tecnico Industriale “Montani” di Fermo, ha aderito al Partito Comunista Italiano diventando segretario provinciale della Fgci dal 1980 al 1984. Fu consigliere comunale e capogruppo del Pci a San Benedetto del Tronto dal 1983 al 1988. Divenne segretario provinciale dei comunisti ad Ascoli Piceno dal 1989 al 1991. Fu anche presidente della Provincia di Ascoli Piceno dal 1995 al 2004 (due mandati) sostenuto nel consiglio provinciale dai partiti dell’Unione. Nel 2004 fu eletto consigliere provinciale tra le file dei Democratici di Sinistra. Si candidò al senato per le elezioni politiche del 2006 entrando poi a far parte del secondo Governo Prodi in qualità di Sottosegretario agli Affari Regionali e Autonomie Locali. Nel 2011 è diventato presidente del Corecom delle Marche (Comitato regionale per le comunicazioni). Ultimamente si parla di un suo possibile coinvolgimento nella futura amministrazione comunale (altri lo ritengono un possibile candidato sindaco). Con Pietro Colonnella abbiamo voluto parlare della sua carriera e del futuro imminente.

Che cosa ricorda con piacere dell’esperienza nel Governo Prodi? E cosa rammenta, invece, con meno piacere?

“Ero onorato di aver reso nazionale una realtà periferica com’era allora il nostro territorio. Negli ultimi 10 anni sono stato l’unico marchigiano a raggiungere tale livello. Ciò mi rende molto orgoglioso. Ero felice di rappresentare il nostro territorio. Ho apprezzato molto quell’esperienza che mi ha fatto crescere sia come politico sia come uomo. Ho avuto la possibilità di confrontarmi con persone importanti. Ricordo con poco piacere il periodo della caduta di Romano Prodi perché in quei giorni ci fu un assalto verbale nei confronti dei senatori a vita Rita Levi Montalcini e l’ex presidente della Repubblica Azeglio Ciampi, ‘colpevoli’ di non voler far cadere il Premier. Scagliarsi in quel modo contro persone che hanno dato tanto all’Italia mi ha amareggiato e non l’ho reputato giusto in un paese democratico come il nostro”.

Parlando dell’attualità, secondo lei chi sarà il nuovo presidente della Repubblica?

“Credo che l’uomo giusto potrebbe essere Sergio Mattarella. Una persona affidabile e competente che ho avuto modo anche di conoscere”.

Torniamo a parlare del nostro territorio. Lei è stato presidente della Provincia dal 1995 al 2004. Come giudica quel periodo?

“Direi positivo. Assunsi il comando proprio nel momento in cui le province avevano il massimo delle competenze, grazie alla Legge Bassanini. Eravamo competitivi sui temi del lavoro, delle scuole, del turismo e della cultura. Presentammo il progetto ‘Piceno da scoprire’ che coinvolse 73 comuni e 300 giovani laureati impegnati nel dare visibilità alle storie presenti nel nostro territorio. Fu il primo progetto di quel tipo valorizzato in Europa. La Provincia di Ascoli salì al primo posto per presenze turistiche. Un risultato molto soddisfacente. Facemmo anche il patto territoriale. Un’azione continua su lavoro e turismo che permise di contare a livello nazionale”.

Attualmente una forte crisi si è instaurata nel nostro territorio che ha portato un calo di presenze turistiche e del lavoro. Perché, secondo lei, siamo arrivati a questo punto?

“Innanzitutto bisogna dire che lo Stato non fornisce, come un tempo, le risorse adeguate per creare sviluppo. Poi le amministrazioni che si sono succedute non sono riuscite, purtroppo, a proseguire nel percorso che avevo avviato. Davvero dispiace vedere le potenzialità che offre la nostra Provincia non sfruttate a dovere. Sono contrario, comunque, alle abolizioni delle province se poi ciò dovesse portare vantaggi soltanto a città che hanno un elevato numero demografico”.

Parlando di San Benedetto, perché si è venuta a creare una realtà difficile? L’amministrazione attuale ha qualche colpa?

“Penso di sì, visto che non hanno aiutato la comunità a risollevarsi. San Benedetto ha tutte le possibilità per realizzarsi e imporsi in uno scenario non solo regionale. Ma bisogna ritrovare la completa unità e forse per ottenerla serve discontinuità rispetto agli ultimi dieci anni”.

Si parla di un suo possibile coinvolgimento nelle future elezioni comunali. Cosa ci può dire a riguardo?

“Ho detto che sarei interessato e disponibile in futuro a dare un mio appoggio alla città. Faremo un resoconto e un quadro più chiaro di questa situazione dopo i risultati delle elezioni regionali”.

Si candiderà alla carica di sindaco?

“Prima bisognerà vedere come vanno le elezioni regionali, come citato prima, e poi potremo fare un resoconto migliore di come muoversi in futuro. Sarei comunque disponibile a essere anche ‘solo’ consigliere comunale. Ne discuteremo tutti insieme, con Perazzoli, Gaspari e le nuove realtà del Pd sambenedettese. Sono fiducioso e ottimista per questo incontro perché ho la consapevolezza che si faranno scelte necessarie e fondamentali per il futuro della comunità”.

Resta difficile immaginare un tavolo intorno al quale si riuniscono per decidere il futuro del Pd, lei, Perazzoli, Gaspari, gli attuali assessori targati Pd…certi personalismi sembrano insuperabili.

“Per me no, anche se in effetti le convocazioni sono molto rare ma io non dispero, ne vale il futuro del nostro partito”.

Quindi ci proverà. Se ci riuscirà sarebbe così gentile da comunicarci com’è andata?

“Perché no, certo”.

Formuliamo l’ipotesi che lei si candidi sindaco. Che cosa proporrebbe di fare per il benessere della città?

“Prima di tutto ritrovare una completa unione. Perché solo essendo tutti uniti per unico obiettivo si riesce poi a raggiungerlo con tutti i mezzi a disposizione. Metterei poi sul tavolo la mia esperienza e la mia forte volontà per far modo che San Benedetto torni a essere la protagonista nella scena politica regionale e nazionale. Non possiamo più limitarci a commentare avvenimenti di altre province. Bisogna rilanciare il turismo e la cultura. Mi piacerebbe far diventare la città un forte polo universitario perché comporterebbe vantaggi all’intera collettività. Parlando di recente con Piero Fassino sono venuto a sapere che l’espansione universitaria avvenuta a Torino ha portato a un coinvolgimento di oltre 30 mila persone nel settore lavorativo. Dieci anni fa erano in 5 mila. La cultura porta posti di lavoro. La cultura rilancerebbe anche il turismo. Voglio che San Benedetto torni a essere una realtà affidabile e competitiva sul mondo del lavoro e non solo. La città deve essere aperta all’innovazione, alle nuove tecnologie e alla collaborazione con altre realtà. Essendo presidente della Smart Piceno, associazione che tende a rinnovare e innovare progetti creativi per il bene del territorio (presidente onorario è il fisico Eugenio Coccia del Gran Sasso Scienza Istitute), sono ancora più motivato nel valorizzare il comune di San Benedetto”.

Lei è presidente del Corecom (comitato regionale sulle comunicazioni). Nel 2016 avrà fine il suo mandato. Ci può fare un resoconto di questa esperienza?

“Credo che la comunicazione sia molto importante. Qualsiasi tipo. Dalla televisione alla stampa. L’informazione è cultura. L’informazione, accompagnata dalle nuove tecnologie e dalla diffusione della banda larga, può portare sviluppo. Deve essere correttamente sostenuta. Anche tramite fondi. Perché l’informazione aiuta a conoscere e promuovere il territorio”.

Spesso lei viene criticato e schernito per l’eccessivo presenzialismo (sagre, feste patronali, processioni e anche funerali)…

“Io credo che non sia una colpa ma sola voglia di relazionarmi con la gente. Purtroppo anche per i funerali è così perché dopo tanti anni di attività politica ho conosciuto tantissima gente che ha lasciato questo mondo. Credo anche, però, che la critica provenga più dai miei avversari politici che dalla gente comune come qualcuno vuol far credere”.

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