SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cosa intendiamo quando affermiamo pensare al lungomare come lo vorremmo nel 2030?“. Intendiamo richiedere uno sforzo collettivo per uscire dalla gabbia della quotidianità e guardare al futuro, per vincere non la sfida di una estate ma quella di una vivibilità – per residenti e visitatori – non solo della sottile linea che collega San Benedetto all’arenile, ma dell’intera città.

Il tipo di pavimentazione, i parcheggi, le illuminazioni, i giardini sono sicuramente aspetti importanti, ma se inseriti all’interno di uno scenario complessivo e condiviso. Inutile avere uno stupendo giardino se poi, tutto intorno, è caos e disordine.

Se Onorati progettò le grandi carreggiate negli anni ’30 sulla scia di quanto stava avvenendo all’estero e ad un futuro che non poteva che essere quello dell’automobile, quella scelta, oggi, mostra, assieme alla lungimiranza del tempo, anche il limite di 80 anni trascorsi.

Infatti negli anni ’90 l’attuale sindaco Paolo Perazzoli, lì sì con coraggio e tempismo, realizzò la pista ciclabile. Fu l’ultimo “ritocco”, pur non strutturale (assieme alle nuove piantumazioni palmizie) del lungomare, prima della riqualificazione del tratto sud nei primi anni Duemila. A fine anni ’80, invece, fu deciso di rendere pedonabile proprio l’attuale tratto riqualificato.

In questi ultimi anni, inoltre, spesso la corsia sud viene chiusa al traffico veicolare, per giornate dedicate alla passeggiata oppure ad eventi sportivi.

Quindi il primo “mattoncino” di un Lungomare2030 lo abbiamo già. Una diverso tipo di fruizione che può – non da sola – garantire una presenza e attrazione per alcuni decenni.

Stiamo infatti rischiando di innestare, su un abito logoro, una camicia di forza, mentre il corpo, non più desideroso di manovrare tra cambi e frizioni, vuole correre libero, giorno e notte, cercando un contatto il più possibile naturale (anche se in un contesto artificiale e antropizzato), precluso da una vita moderna.

Scenario che so condiviso sia da molti operatori, da me incontrati due anni fa, che da molti cittadini.

Al prossimo post inizieremo a descrivere come può essere “rinaturalizzato” il Lungomare 2030 e, di conseguenza, l’intero rapporto tra città, mare e natura.

Ovviamente presto raccoglieremo rilievi anche sulla progettazione e cercheremo di contribuire ad un quadro il più condiviso possibile. Per interventi: pp.flammini@rivieraoggi.it

 

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