DA RIVIERA OGGI IN EDICOLA N. 1014 DEL 6 DICEMBRE 2014

SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Quanti anni aveva quando ha iniziato a lavorare in mare?

“Nel 1954 iniziai a lavorare in mare, sul moto pesca denominato “Elettra Paola”, avevo 16 anni. L’imbarcazione aveva una potenza di 80 cavalli, effettuava la pesca in Adriatico tra Pescara, Ortona e Termoli, facendo rientro a San Benedetto, all’incirca, ogni due mesi.

Proseguo con altre tradizionali barche locali, sempre nella stessa zona; in una di queste fummo catturati nell’ ex Jugoslavia. Per via di un precedente sequestro l’imbarcazione fu confiscata dalle autorità slave.

Nel 1957 m’imbarcai sul motopeschereccio “Nicola Marchegiani” per la pesca oceanica; questa imbarcazione era storica per San Benedetto, in quanto fu la prima barca costruita dai locali cantieri navali. Le zone operative erano lungo le coste del Marocco e della Mauritania, mentre Civitavecchia era la base italiana.

Si partiva attraversando tutto il Mediterraneo, oltrepassando lo stretto di Gibilterra, impiegando dagli otto ai dieci giorni per raggiungere la zona di pesca e lo stesso tempo per il successivo rientro. Nelle zone di pesca altamente produttive, con otto/dodici giorni di pesca, si completavano le stive e si faceva rientro nuovamente a Civitavecchia. Non esistevano licenze di nessun genere, il ritmo di lavoro era continuato, un po’ di relax lo avevamo durante la navigazione di trasferimento. La produzione era prevalentemente selettiva, a seconda delle richieste di mercato.

Da preparazioni scolastiche e private ottenni la patente di padrone marittimo per la pesca ed il traffico che, per le leggi del tempo, poteva essere utilizzata solo dopo aver compiuto la maggiore età cioè 21 anni.

Proseguo la stessa attività fino all’età della leva militare in marina. Terminato il militare ripresi l’attività di pesca sulle navi oceaniche e m’imbarcai, anche, in qualità di ufficiale di coperta, occupando un posto in plancia, al fine di maturare esperienze utili per il futuro.

Il rapido sviluppo delle barche, dedite a questa attività, richiedevano un’enorme quantità di personale sia di plancia sia di macchina sia di coperta. Tutto questo sollecitava l’avanzamento all’assunzione delle responsabilità di comando, pertanto all’età di 24 anni presi il primo comando di una barca con destinazione Atlantico. Proseguo con la stessa attività ed andatura, con spostamenti di zone attinenti a qualità e stagionalità, allo scopo di soddisfare la produzione ed il mercato.

Nel 1967 lavorai al comando di una nuova nave, in una società con porto d’armamento Formia. Rimango qui per 12 anni dato che mi trovai molto bene. Col passare del tempo il settore iniziò ad entrare in crisi, così nacquero le prime iniziative di società miste con l’estero (joint venture). Dato che l’equipaggio era per lo più straniero (lavoratori locali), il mio rapporto lavorativo sarebbe diventato quello di capitano di bandiera ovvero tutelare l’integrità della nave nei confronti delle autorità competenti, ed eventuali operazioni non consone all’integrità della nave e tutelare gli interessi della società.

Intanto trascorrevano gli anni e tutta la zona di mare, citata in precedenza, venne totalmente invasa da flotte di pescherecci di altri mondi (giapponesi, russi e spagnoli).

Tra il 1973 ed il 1974 gli Stati Uniti d’America, dietro accordi fra gli stati, rilasciarono concessioni di pesca lungo la costa est, pertanto la maggior parte delle barche italiane, di grande e media stazza, esplorarono questa nuova zona, con ottimi risultati.

Le rimanenti navi, operanti nelle zone tradizionali, iniziarono a spingersi verso il Senegal, la Guinea Bissau, la Guinea Conakry, la Somalia.

Nel 1980 proseguii la pesca con delle imbarcazioni di Bari ed operavamo in Somalia, rimanendo nella zona fino all’84.

Dal 1984 fui chiamato da una società uruguaiana per la preparazione e la messa a punto di alcune barche da pesca a strascico. Dopo rientrai in Italia e fui incaricato di allestire un natante nuovo di bandiera omanita, costruito in Ancona, denominato ”Oman sea one”. All’inizio del 1985 partii con questa barca, con destinazione Oman, nel Golfo Arabico; rimasi, come da contratto, nella zona per un anno.

Nel 1986 m‘imbarcai a Montevideo, sul moto pesca “Stanislava”, per effettuare la pesca a sud delle isole Malvinas (isole Falkland).

In questa zona la pesca era stagionale, a tendenza molto massiva e voluminosa, con maggioranza di calamari. Finita la stagione di pertinenza si rientrava per proseguire la pesca lungo le coste del Senegal e della Guinea.

Si rientrò in Italia perché la zona e l’annata era scarsa di produttività; dopo aver eseguito le dovute manutenzioni si partì per la Somalia. Si rimase in quella zona, data la produzione soddisfacente, sia qualitativamente sia quantitativamente, ma le vicende politiche misero a rischio l’integrità della nave così la società fu costretta al cambio di zona. Si ritornò in Italia e dopo le manutenzioni di routine si partì per la Namibia, per la cattura massiva del merluzzo.

Nel 1988 fui assunto in una società senegalese, a Dakar, per espletare l’incarico di comandante di nave e successivamente capitano d’armamento. Lavorai in  questa compagnia fino al 1990, e dal 1991 tornai a lavorare con la flottiglia di San Benedetto, lungo le coste africane intervallando diverse campagne di pesca in Patagonia e in Angola.

Nel 1997 andai in pensione.

Ovviamente quanto descritto sopra è solo una breve sintesi di tutta la mia lunga carriera lavorativa.”

Secondo lei è cambiata la pesca negli ultimi anni?

“Si la pesca è cambiata, perché si è enormemente impoverita, dato il massiccio prelievo di fauna. Per quanto riguarda l’Adriatico, ritengo che il potenziamento dei motori, delle flotte pescherecce, sia stato la maggiore causa dell’ impoverimento del nostro mare, fin troppo piccolo e chiuso”.

Secondo lei è diminuito il pescato?

“Si anche perchè sono diminuiti i giorni lavorativi”.

Consiglierebbe la vita del pescatore ad un giovane ragazzo?

“No anche se i giorni lavorativi, per settimana, sono pochi, il lavoro rimane molto duro e faticoso. Oggi i giovani, con tutti i confort che sono abituati ad avere in casa, non accetterebbero mai la lontananza dalla famiglia e dalla terraferma”.

Ha nostalgia della sua vita da marinaio?

“Si perché ho fatto il mio lavoro con passione. A me basta pensare ai vecchi tempi, per ritornare un’altra volta sedicenne. Ma solo per un momento”.

Ora che è in pensione, come trascorre le sue giornate?

“Frequento il porto e gli amici che ho frequentato da giovane, mi fa sentire a mio agio”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 805 volte, 1 oggi)