E’ alla guida della Samb da diverse settimane: a che punto ritiene che sia il suo lavoro?
C’è da lavorare ancora molto; quando subentri devi fare molte cose, badando al risultato. Molte volte devi tralasciare alcuni particolari per la contingenza del momento, ma abbiamo grandi margini. Se riusciamo a migliorare come possiamo, potremmo raggiungere il risultato che ci siamo tutti prefissati.

Quali i margini di migliorament0?
Possiamo migliorare in tutto: i risultati fuori casa, l’atteggiamento mentale, la cattiveria agonistica nelle partite in casa. Abbiamo grandi qualità tecniche e un grandissimo gruppo, ma dobbiamo crescere. Detto questo, non abbiamo fatto niente, finora, né gli altri non sono fenomeni.

“PRIMA AVEVAMO TROPPI DOPPIONI”

Della partenza di Di Paola si è parlato molto. Alcune voci sostengono che lei abbia chiesto solo una prima punta, e di dare via l’altra. È corretto?
Non è andata così. Anzitutto: Tozzi Borsoi e Di Paola sono due giocatori simili, due prime punte, entrambi importanti, e con un costo importante. La società mi ha chiesto di sceglierne uno, in modo da cedere l’altro e avere risorse per un nuovo acquisto. È chiaro, se avessi potuto avrei tenuto entrambi, ma è anche chiaro uno dei due sarebbe stato sacrificato. Ho scelto di tenere Tozzi Borsoi perché ritengo che per noi sia un giocatore fondamentale, con tutto il rispetto per Di Paola. Bisogna capire che tutte le scelte fatte in sede di mercato sono state ponderate, per eliminare doppioni e dare più varietà alla squadra. Lo stesso Valim è stato ceduto perché era un profilo che avevamo già in rosa, e – piuttosto che tenere lui o un altro sempre in panchina – abbiamo cercato profili che non avevamo, come Menicozzo e Fedi. La cessione di Borgese non è avvenuta per un fatto tecnico, ma per una questione ambientale. Era stato preso di mira dai tifosi e non rendeva come poteva, anche a causa della pressione della piazza. Abbiamo fatto scelte difficili, perché tutti i giocatori andati via erano importanti, ma – ripeto – c’erano parecchi doppioni e abbiamo fatto delle scelte, preferendo atleti con altre caratteristiche. Adesso la rosa si è completata, ma non escludo ulteriori arrivi.

“IL PROBLEMA E’ MENTALE”

Nelle ultime partite fuori casa si è vista una Samb che – nonostante una rosa superiore alle avversarie – stentava a sfruttare adeguatamente i suoi giocatori migliori. È una questione tattica o ambientale?
Senza dubbio tattica. I giocatori bisogna metterli in condizione perché si esprimano bene. Al momento soffriamo gli atteggiamenti di certe squadre. Comunque, se andiamo a vedere i tiri del Castelfidardo e del Giulianova, vedremo che non c’è stato tutto questo predominio. Al di là della prestazione della Samb, che non è stata positiva. Se vogliamo raggiungere certi obiettivi dobbiamo cambiare soprattutto l’atteggiamento mentale. Fosse una carenza fisica o tecnica ci si potrebbe lavorare velocemente, ma il problema è soprattutto mentale, e ci vuole tempo. In mese e mezzo non si può cambiare tutto, noi stiamo migliorano un po’ alla volta. La scorsa settimana mi aspettavo qualcosa di più, ma dobbiamo anche vedere partita per partita. Loro venivano da un’ottima partita contro la Maceratese, dove sono stati a lungo in vantaggio nonostante l’uomo in meno. Noi la nostra prestazione l’abbiamo fatta, anche se potevamo fare molto di più. Le sconfitte fuori casa bisogna anche contestualizzarle. A Macerata, finché siamo rimasti 11 contro 11, non abbiamo concesso nulla. Con l’uomo in meno abbiamo preso gol al 47esimo, e nel secondo tempo loro hanno fatto poco o nulla, mentre noi abbiamo avuto diverse occasioni. Poi siamo rimasti in nove ed è normale che abbiano avuto più spazi; loro sono forti, ma forti come noi, con pregi e difetti. Non sempre puoi giocar bene e vincere: a volte puoi fare risultato giocando male, ma con la giusta determinazione a livello caratteriale. Se a Giulianova non prendi gol nel primo tempo, nel secondo puoi vincerla, al di là della prestazione.

“IL RITORNO E’ PIU’ DIFFICILE”

Dobbiamo capire che d’ora in poi ci saranno solo squadre forti; fuori casa sarà sempre più difficile. Tutti hanno bisogno di far punti, e tutte le squadre hanno nuovi innesti che alzano il livello. Nel ritorno il campionato cambia totalmente faccia: al momento una squadra ultima in classifica potrebbe avere un organico più forte di una a metà classifica. D’ora in poi non esistono partite facili. Quando non si può vincere non si deve perdere. Non dobbiamo farci prendere dall’ansia: non è che Maceratese e Fano non li incontriamo più. La Maceratese la affronteremo al Riviera: potenzialmente, dalla prima in classifica, dobbiamo riprendere solo tre punti, una partita. Per questo predico calma: ci vuole meno frenesia, la Samb di Giulianova mi è sembrata una squadra che sta sentendo troppa pressione.

“SERVE SEMPRE UN GOL IN PIU'”

Come pensa di ovviare al problema?
Le squadre della metà bassa della classifica contro la Samb fanno sempre la partita migliore dell’anno; a me preoccupano di più le partite con le squadre inferiori, che con quelle superiori. Giocare contro una squadra come il Giulianova di domenica, porta critiche a prescindere: gara difficile, se la pareggi va male, se la vinci di misura è striminzita; c’è tutto da perdere e poco da guadagnare. Per non parlare della questione tecnica: le avversarie giocano più aperte, quindi – anche se puoi rischiare di più – puoi avere più vantaggi. Secondo me i campionati si vincono con le squadre piccole: sembra banale, ma è la storia del calcio. Noi dobbiamo ancora migliorare tanto, dobbiamo essere consapevoli che la nostra è una squadra forte, dimostrandolo sul campo, avendo fiducia del compagno che abbiamo vicino. Se un’avversaria crea tre occasioni da gol non dobbiamo spaventarci, ma creare dieci occasioni da gol.

COME ALLENARE LA MENTE

Parla spesso dell’aspetto mentale, e di quanto si debba migliorare. Ma si allena, l’aspetto mentale?
È la cosa più difficile da allenare, ma anche la più importante. Per avere la mentalità vincente bisogna migliorarla negli allenamenti settimanali, stando sempre sul pezzo, gestendo la pressione giorno dopo giorno. Il gruppo che ho è fantastico, ha sempre lavorato alla grande, ma la squadra deve essere più serena e consapevole delle proprie forze. Possiamo anche andare sotto 1-0, ma ne possiamo fare sempre due o tre. Dobbiamo interiorizzare che  possiamo sempre fare risultato e vincere, sempre. Questo arriva con risultati e prestazioni nel lungo periodo. La partita della settimana precedente dobbiamo prenderla come spunto per crescere. L’aspetto tecnico lo migliori lavorando, l’aspetto mentale nel corso delle settimane. San Benedetto è una piazza che non si accontenta mai, ma è giusto sia così. Perché quando le cose inizieranno a girare ci daranno una spinta incredibile, più di quella che ci stanno già dando.
Nelle partite in casa si vede molto l’impronta che sta dando alla squadra, negli schemi e negli automatismi che si stanno creando tra i vari giocatori (penso ai continui scambi tra Carteri e Napolano, ad esempio). Con l’Olympia sono arrivate due reti sulla stessa situazione di gioco: Napolano accorcia e lancia per l’altra ala, che taglia. Ma fuori casa queste cose si vedono molto meno.
Noi non proviamo solo queste cose, a seconda dell’avversario cerchiamo di sfruttare i loro difetti; andiamo sempre al discorso di prima: se lo facciamo in casa significa che sappiamo farlo. Contro Agnone avevamo di fronte una squadra che veniva su e li abbiamo sconfitti così, col Giulianova volevo giocare più con le seconde palle, ma solo nel secondo tempo abbiamo fatto come volevo io. Dobbiamo giocare fuori con lo stesso atteggiamento mentale, al di là delle dimensioni del campo e di tutto il resto. Nel secondo tempo c’erano praterie per giocare, dovevamo giocare palla a terra, senza paura. Dobbiamo giocare a calcio, perché con le palle lunghe non si va da nessuna parte.

“ALLENARE DA LUGLIO E’ PIU’ FACILE

Lei è arrivato a stagione in corso. Se fosse arrivato ad inizio anno in cosa sarebbe stata diversa, questa squadra?
Devo premettere che sono felicissimo del gruppo che ho. Detto questo, quando subentri devi fare tutto di fretta e devi essere veloce a trasmettere qualcosa di tuo. Un conto è farlo in due mesi estivi, dove hai il tempo di dare una tua mentalità. Non critico il lavoro di chi c’era prima, anche perché ho trovato gruppo coeso, ma partendo dall’inizio è chiaro che avrei potuto lavorare in maniera diversa. La difficoltà che subentra non è tanto nella squadra a disposizione, ma nella mentalità e nell’impronta che ho l’opportunità di dare alla squadra. Piano piano devi plasmare la squadra che vuoi tu, al di là del valore dei giocatori – che non sono scarsi. Le difficoltà stanno tutte nelle tempistiche, soprattutto quando devi recuperare posizioni; ci stiamo ancora portando dietro la gara di Macerata, avessimo pareggiato quella gara (come meritavamo) ora si stava a 3 punti dalla prima.

La rimonta è ancora possibile?
Il punto o i due punti da recuperare non sono il problema. Siamo a sei punti dalla Maceratese che non ha mai perso, e la affrontiamo in casa.  Dobbiamo giocare senza pensare a cosa fanno gli altri, sennò sprechiamo energie. Se penso alle altre squadre perdo il mio obiettivo primario. Se non vinco è inutile guardare le altre, senza frenesie.

Nel secondo tempo a Giulianova il 4-2-3-1 ha portato più pericolosità. Può essere la soluzione giusta per il futuro?
Il mio modo di giocare è sempre stato il 4-2-3-1, o 4-3-3. A Giulianova mi sono messo a specchio con loro, mettendo Napolano vicino a Tozzi Borsoi per dare più intensità. Quando abbiamo cambiato modo di giocare siamo stati più corti e abbiamo fatto qualcosina in più, ma potevamo fare molto di più. Alessandro si è trovato tre volte davanti al portiere, ma potevamo averne dodici di occasioni.

“I MIEI ESONERI? TUTTI SPIEGABILI”

Al suo arrivo molti hanno storto il naso per gli esoneri subiti in carriera, e il campionato mai vinto (anche se ci è andato vicino), senza sapere molto di lei e del suo lavoro. Le ha dato fastidio?
Mi sono dimesso due volte, e ho avuto due esoneri, l’anno scorso ad Aprilia senza spiegazioni, e a Como, quando eravamo già salvi con una squadra giovanissima. Sono arrivato in finale playoff in C2, e ho fatto quattro finali interregionali. Secondo me ci si deve informare pure su come è andata, prima della Samb mi hanno chiamato dieci squadre (tra cui Ischia, Savoia, Martina, Taranto, Cosenza), ho accettato San Benedetto perché è una piazza tra le migliori d’Italia. Ci sarà sempre qualcuno che storce il muso, ma (anche da calciatore) ho sempre pensato una cosa: quando arrivi in una situazione così devi avere 50% più uno a tuo favore, ed è un grandissimo successo. Agli altri 49 non piacerai comunque. Vediamo alla fine, se avrò fatto bene o male. Credo nel lavoro, il campionato lo vincerò con la Samb.

“DA ARCIPRETI SCELTE MIRATE”

C’è troppa pressione?
Sono strafelice di San Benedetto, normale che se arriva uno Iaconi – che ha vinto 10 campionati – è più ben visto. Ma prima di dire se uno è scarso bisogna informarsi, sono andato molte volte vicino a vincere, senza squadre e società al livello di San Benedetto. Ora dipende tutto da me e da quello che trasmetto. Ringrazio il direttore Arcipreti, che ha fatto una scelta mirata. Mi hanno chiamato la sera dopo Chieti, con la Samb non ho mai avuto contatti prima: quando mi hanno chiamato sono subito partito con entusiasmo. Preferisco essere in piazze grosse, esigenti, come ho sempre avuto opportunità di fare. Meglio avere seimila tifosi allo stadio e i fischi, che nessuno. E poi, se lavori bene, ti senti gratificato. Ho allenato o giocato a Campobasso, Nocera, Brescia, Como, Chieti, tutte importanti. Posso solo elogiare il pubblico di San Benedetto, che fino al 95esimo incita e sta sul pezzo; quando si perde è normale arrivino fischi, ma il loro appoggio è importante, e le critiche sono parte del nostro mestiere. Preferisco che le critiche vengano su di me e non sulla squadra, anche perché se abbiamo certi atteggiamenti la colpa è dell’allenatore, se la prestazione è negativa è sempre colpa dell’allenatore. I giocatori per me sono come figli, le responsabilità le prendo io.

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