SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una regola che azzera le chiacchiere, definitivamente: “Vengono esclusi dalla corsa elettorale quei sindaci in carica che con la loro candidatura determinerebbero il voto anticipato nel loro Comune”. L’indicazione della segreteria regionale del Pd è stata comunicata ai coordinatori provinciali e, di fatto, lascia fuori Giovanni Gaspari da ogni discorso relativo alle elezioni regionali.

Niente di nuovo sotto il sole, dal momento che Francesco Comi era stato chiarissimo fin dalla passata estate, quando spiegò che il primo cittadino sambenedettese si sarebbe dovuto dimettere prima di tuffarsi in una eventuale campagna elettorale per la nomina a Palazzo Raffaello.

Anche in assenza di veti, il nome di Gaspari (che comunque continua a ripetere di voler rimanere in Municipio fino al 2016) non sarebbe stato inserito nella lista dei favoriti. Su di lui pende la condanna in Appello della Corte dei Conti, non proprio il miglior biglietto da visita sotto il profilo mediatico. Per non parlare della sua vicinanza al presidente uscente Spacca, che il Pd ha inserito da tempo nella black-list.

Le primarie per la scelta del candidato slitteranno probabilmente al primo marzo. Comi ha sottolineato i pilastri sulle quali poggeranno: regole certe, libera scelta degli iscritti e rispetto tra i contendenti.

A sfidarsi dovrebbero essere Pietro Marcolini e Luca Ceriscioli. Nel caso trionfasse il primo, il renziano Fabio Urbinati non troverebbe troppi ostacoli. Discorso diverso qualora si imponesse l’ex sindaco di Pesaro, a cui l’assessore fece la guerra all’epoca del congresso regionale.

Al Piceno spetteranno quattro poltrone. Antonio Canzian punterà certamente al secondo mandato, mentre l’outsider si chiama Luigi Merli. Due posti andranno pertanto alle donne, in virtù della regolamentazione sulle quote rosa. E’ inoltre esclusa l’ipotesi di candidare più esponenti provenienti dallo stesso territorio, con il Pd che intende al contrario offrire una larga copertura provinciale.

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