SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Poteva andare peggio, poteva andare meglio. Sulla carta, si tratta di un’occasione sfumata perché i rossoblu devono recuperare sei punti e superare tre squadre per vincere il campionato, e per questo occorrerà essere spietati. Vero è che i pareggi in trasferta non sono mai da disprezzare totalmente.

A questo punto della stagione oramai è chiaro: ci sono due Samb, travolgente in casa e sofferente fuori, dove, tra impianti di dimensioni ridotte, prati non eccelsi e giocatori più corridori che calciatori, si fa dura. Paolucci ha avuto il merito di ridisegnare la Samb e farla più coesa in fase difensiva, ma a questo punto della stagione occorrerà anche ricalibrare la formazione nelle versioni casalinga e da trasferta. Al “Riviera delle Palme”, infatti, su 9 incontri 8 vittorie e una sconfitta, immeritata e rocambolesca, con il Campobasso: 24 punti sui 27 disponibili, 25 gol fatti e 5 subiti (tre con il Campobaso). Fuori, invece, 3 vittorie, 3 sconfitte, 4 pareggi, con 17 gol fatti e altrettanti subiti e 13 punti conquistati sui 30 disponibili.

Poiché quando Paolucci è arrivato ha dichiaratamente affermato che avrebbe ricalibrato la Samb sulla base delle statistiche (troppi gol presi), è bene tenere conto anche di questa tendenza oramai affermata.

1. Si possono pensare “due” Samb? L’assetto 4-3-3 è sicuramente offensivo e ha dato ottimi risultati in casa. Forse si potrebbe ipotizzare un diverso assetto tattico o di uomini lontano dal “Riviera”? Solo Paolucci può capirlo, ma magari con un 4-4-2 con Napolano e Tozzi Borsoi davanti e una mediana composta da Paulis, Carteri, Baldinini e Menicozzo (o D’Angelo o Alessandro) potrebbe sortire l’effetto di un maggior controllo di palla e meno rischi difensivi. C’è da valutare la notevole disparità di rendimento di Alessandro, strepitoso nelle prestazioni casalinghe e opaco in trasferta.

2. Accorgimenti sulle punizioni. Sia a Castelfidardo che a Giulianova i gol degli avversari sono arrivati su calcio di punizione. Sbagliato commetterne così tanti dal limite dell’area di rigore, sbagliato forse lasciare Cafagna solo a difesa della porta. Nel calcio “antico” dei nostri padri, quello non fossilizzato sul fuorigioco, sovente un uomo retrocedeva, pochi istanti prima della battuta della punizione, sulla linea di porta per coprire il palo lontano dalla battuta, riducendo così l’esposizione del portiere. Vero è che in questo caso si allunga l’area di gioco, ma è anche vero che due indizi sono una coincidenza ma al terzo indizio avremo una prova del punto debole della Samb.

 

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