SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo quella di Via Balilla, il Pd potrebbe rinunciare anche alla sede di Porto d’Ascoli. Il salvadanaio del partito è infatti sempre più vuoto, con le uscite ormai decisamente maggiori degli incassi.

Domenica partirà il trasloco per liberare il locale del centro, all’indomani dello sfratto inoltrato dal Comune di Montalto che esige il pagamento di 8 mila euro. Una cifra contestata dai democratici, che riconoscono l’esistenza di arretrati, ma non superiori a 4 mila euro.

La crisi è conseguente all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Nel 2015 i fondi erogati saranno ridotti del 50%, con l’asticella che salirà al 75% l’anno prossimo, fino all’estinzione totale nel 2017.

Un tempo il Pd nazionale girava quote al regionale, che dava soldi al provinciale e al comunale”, spiega il capogruppo in Consiglio Claudio Benigni.

Sindaco, assessori e consiglieri versano inoltre il 10% del loro compenso. “Adesso però non basta più. Un tempo contribuivano pure i presidenti delle società partecipate, ma da quando il comando è passato al personale del Comune la storia è cambiata”.

La chiusura della sede portodascolana non sarà imminente. “In futuro dovremo comunque mettere in conto questo scenario – avvisa Benigni – a meno che non cambi qualcosa. E’ durissima mantenere aperte due strutture con i soli soldi provenienti dal tesseramento. Non so come si potrà risolvere il problema”.

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