La convenienza potrebbe essere una declinazione dell’istinto di sopravvivenza e dunque si manifesta con una forza difficile da contrastare e/o sviare dai suoi obiettivi. Gli obiettivi della convenienza sono “naturali” riconosciuti o percepiti dallo “stomaco” ancora prima che dalla logica (il ragionare della nostra mente).

E fin qui, grazie al cielo, ci risparmiamo tanti dubbi che ci renderebbero la vita impossibile e cervellotica, se così non fosse. Ma c’è qualcosa che interviene dall’esterno e che rafforza la percezione della convenienza spingendola in una direzione e inibendone altre: la scala dei valori.

La scala dei valori è quella “cosa” che stabilisce l’ordine delle “priorità percepite” in un contesto sociale.

Dunque il posizionamento di un valore lungo detta scala determina la fortuna o meno del valore stesso nella società in cui vive.

Questa premessa, necessaria, è per poter parlare di un valore certamente percepito da tutti ma che purtroppo è oggi relegato nella parte bassa della scala con conseguenze nefaste per la persona e per il contesto sociale in cui questa vive.

Mi riferisco al valore che è, che ha il pensare se stessi in funzione degli altri.

Questo valore che per sintesi chiamo sociale permette, facilita, favorisce, consente l’interazione fra le persone, la convivenza e l’uso di un ambiente comune, creando condizioni di vita di miglior agio. Ma ancora rende, fra l’altro, conveniente predisporre e proteggere meccanismi di solidarietà sociale che mettono le persone al riparo (attutiscono) dall’impatto negativo dei “casi della vita”.

Farebbe un grave errore di prospettiva chi, forte della sua condizione, escludesse a priori una necessità futura. Dunque se quanto fin qui detto fosse vero, ci sarebbero le condizioni per riconoscere una convenienza: la convenienza sociale.

È conveniente vivere in un ambiente che possa contare sul rispetto degli altri oltre che del proprio.

È conveniente cercare le condizioni per una convivenza sociale dove la “violenza” sia relegata alle forme patologiche e non alla consuetudine dei rapporti sociali.

È conveniente far vivere la tolleranza quale “strumento” per una proficua dialettica fra le posizioni degli altri e le proprie.

È conveniente predisporre e proteggere meccanismi di tutela sociale a sostegno per chi non ha avuto una giusta dose di fortuna nella vita

È conveniente “non gettare la carta per terra” per innescare un circuito virtuoso di rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente.

Dunque per poter cogliere queste ed altre importanti convenienze dovremmo “semplicemente” riposizionare il sociale nella parte alta della scala dei valori.

Sarà una battaglia titanica, un duro, durissimo lavoro.

Buon lavoro a noi tutti.

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