SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una richiesta di chiarimenti a Beppe Grillo e al suo staff. Giovanni Marucci intende approfondire i motivi che hanno portato all’esclusione di Riego Gambini dalla corsa per le Regionali 2015: “Le spiegazioni ufficiali non ci sono arrivate, a quanto pare tutto nascerebbe da una segnalazione di qualche militante”, commenta il consigliere comunale. “Non voglio far polemica, se il movimento ha ravvisato un problema bene ha fatto ad agire di conseguenza, ma almeno venga reso noto il procedimento adottato”.

La storia è nota. Gambini, attivista della primissima ora, aveva rassegnato le dimissioni da consigliere un anno fa “per seri motivi personali”, lasciando la poltrona proprio a Marucci. Peccato che una clausola non consenta ad esponenti che hanno mollato un incarico di lanciarsi in nuove campagne elettorali. “L’interpretazione è soggetta a dei rischi – prosegue Marucci – la norma è giusta, evita il salto delle poltrone da parte di furbacchioni, la reputo di buon senso. L’applicazione nel caso di Riego però no, lui non rientra in quella fattispecie, non gli si rende giustizia. Se ci fossero stati motivi per farlo, saremmo stati noi a evidenziare una sua condotta errata”.

Gambini non è stato espulso dal Movimento Cinque Stelle. Ciononostante, si può parlare di epurazione a tutti gli effetti, dato che il suo nome non sarebbe più spendibile per nessuna consultazione futura. E probabilmente non è stata casuale la sua assenza domenica mattina sotto al gazebo installato in Viale Secondo Moretti, in occasione del tradizionale volantinaggio che lo vedeva protagonista da oltre tre anni.

E’ possibile che un consigliere di minoranza, che svolge responsabilmente e con estremo zelo il suo compito, possa anche essere soggetto a una serie di complicanze che aggravano la non meglio precisata condizione familiare?”, domanda amareggiato Gambini. “Presupponendo veritiere queste mie parole, non si ritiene quindi che quel consigliere, non avendo altra scelta, non per codardia ma per senso di responsabilità, debba poter perlomeno essere difeso e non accusato dal Movimento per il quale si adopera, forse anche in eccesso, anche dopo le sue formali dimissioni?”

La vicenda ha di fatto messo in evidenza una falla strutturale del Movimento, con la gestione interamente affidata a Grillo e Casaleggio. “Di referenti regionali o provinciali finora non c’è stato bisogno – conclude Marucci – i gruppi bene o male si conoscono tra loro. Per me sarebbe irrilevante, un segretario non ricoprirebbe un ruolo superiore rispetto agli altri attivisti, questa è la nostra concezione”.

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