In uno degli ormai consueti scambi di opinioni con il Direttore di Riviera Oggi Nazzareno Perotti sulle dinamiche del voto consapevole ho cercato di spiegare come il vero problema non fosse tanto nella poca qualità dei candidati ma nella trama del sistema clientelare. Perchè è il sistema clientelare che non rende necessarie delle candidature di qualità ma solo candidature di cieca fedeltà! Un sistema che ha veramente poco a che vedere con la democrazia.

Proprio in concomitanza di questo scambio di idee mi è capitato di leggere nei social network delle chiare dimostrazioni di gratitudine di alcuni clientes verso il patronus di turno. Probabilmente una semplice captatio benevolentiae per saldare il rapporto clientelare, ma questo diventa l’emblema di un sistema difusissimo che avvolge come una piovra l’intera città. E come dico da un po’ di tempo a questa parte “… a San Benedetto il più pulito porta la rogna…” in quanto più volte mi è capitato di verificare che certe esternazioni fatte in pubblico, in rarissimi casi sono fatte nel merito e secondo i dettami dell’onestà intellettuale, ma quasi sempre celano un interesse proprio o di categoria. E questa è una prassi che avvolge davvero tutto l’arco istituzionale, nessuno escluso.

Se si analizzano aspetti concreti della natura socio-economica di questa città appare evidente come la politica detenga il primato della gestione dell’occupazione in città visto che le principali aziende per numero di addetti sono Ospedale Civile (almeno finché rimarrà aperto), il Comune e il mondo delle partecipate.

Ma poi c’è il fantastico mondo dell’associazionismo che vive sui contributi pubblici. Contributi pubblici che sono altamente discriminatori e che spesso non hanno alcuna valenza sociale e politica se non quella, appunto, di foraggiare le clientele.

Se si vuole sradicare questo sistema, oltre ad una martellante formazione civica per tutti gli elettori, serve bandire ogni forma di contributo pubblico alle associazioni che non aiutino l’istituzione a svolgere il ruolo di regolamentazione e redistribuzione dei redditi attraverso servizi primari. Può sembrare una posizione radicale, e provocatoriamente lo è, ma questa posizione estrema deriva proprio dal fatto che la situazione è così radicata nel territorio che un intervento selettivo non porterebbe risultati. Così chi vuole fare un concerto, un evento culturale o si trova degli sponsor o provvede con le risorse dell’associazione a finanziare l’iniziativa. In questo modo si riuscirebbe anche a capire quali siano davvero le iniziative di successo da quelle marginali.

I risparmi sulla spesa corrente sarebbero considerevoli e quindi si potrebbe auspicare anche ad un abbassamento del carico fiscale, davvero esoso, del nostro comune. Ma nessun politico avrà mai il coraggio di proporre questo, anzi spesso le loro campagne elettorali si basano proprio sulla promessa di far gestire certi eventi, ed ogni politico vorrebbe sempre più risorse per poter coltivare più clientele possibili, ma ciò accade solo perché gli elettori abboccano a tutto e non comprendono come le clientele siano un’enorme sacca di inefficienza che se scaricata potrebbe portare a liberare risorse (minor tasse per tutti) che garantirebbero senza ombra di dubbio una miglior allocazione delle risorse da parte dei privati. Capisco che il concetto non sia banale, per cui mi rendo disponibile a spiegare meglio tutte le dinamiche che potrebbero essere state trattate un po’ troppo superficialmente in questo breve pensiero.

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