GROTTAMMARE – Mercoledì 7 gennaio nella sala di rappresentanza del comune di Grottammare è stato siglato il protocollo d’intesa sul Progetto “A.N.I.M.A”, la cosiddetta “Grande Opera” a firma dell’architetto Bernard Tschumi. Tra i firmatari, oltre al sindaco di Grottammare Enrico Piergallini e i rappresentanti di CGIL, CISL e UIL, anche il presidente della Fondazione Cassa di Eisparmio di Ascoli Piceno Vincenzo Marini Marini.

La grande opera “A.N.I.M.A.” è stata pensata come polo della creatività e il suo nome è l’acronimo di “arte, natura, idee, musica e azione”. La fondazione ha deliberato l’importante investimento di 25 milioni di euro nella creazione di questa grande opera. La realizzazione dei lavori urbanistici per il progetto è stata affidata all’accordo tra il comune di Grottammare e il Gruppo Malavolta mentre la progettazione è stata affidata all’architetto Bernard Tschumi. Il sindaco Piergallini ricorda che è stato proprio Tschumi ad aver progettato il museo archeologico di Atene e che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile, per un piccolo centro come Grottammare, affidarsi ad un nome così importante dell’architettura moderna.

Lo scopo, come si evince dal protocollo di intesa, è quello di “valorizzare la cultura del territorio in quanto strumento efficace dello sviluppo delle realtà locali”. A.N.I.M.A. non deve essere il fine ma il mezzo per riscattare una comunità, secondo il presidente Marini Marini. Va da sé che il raggiungimento di questo obiettivo comincia dalla struttura ma prosegue nella vita della struttura. La Grande Opera è considerata all’unanimità dei partecipanti, un elemento che permetterà alla realizzazione di Tschumi di uscire dalla dimensione provinciale e di diventare una felice esperienza a livello regionale. È Antonio Angelini, rappresentante della Cisl, ad approfondire il tema della funzione sociale di A.N.I.M.A.. “Questa opera non è solo il simbolo della provincia ma un’opportunità per le imprese del territorio. Il controllo sull’impatto ambientale  – prosegue Angelini – è una forma di innovazione che stimola le imprese alla competitività”.

Nelle parole del presidente Vincenzo Marini Marini questo valore, definito “ideologico”, non è il solo. Si aggiunge infatti un elemento tecnico, quello cioè di un complesso di principi e regole di comportamento. Giancarlo Collina, portavoce della Cgil di Ascoli Piceno, allaccia l’entità dell’opera alla primaria necessità di rimuovere ogni eventuale episodio di infiltrazione mafiosa. “Tutti – commenta Collina – devono partecipare alla prevenzione, anche con meccanismi di denuncia o addirittura di autodenuncia”.

Già dalla metà di luglio i sindacati sono stati sensibili al progetto e ne hanno discusso in diversi incontri di approfondimento e confronto. È emerso sin da subito un filone comune tra la pubblica amministrazione e i sindacati. Sono proprio le rappresentanze sindacali a ribadire la cogenza delle norme in materia di contratti nazionali, versamenti a casse edili e sicurezza. “Sono regole che vanno rispettate. Gli esempi degli ultimi giorni – afferma Collina – sottolineano la necessità della qualità nell’ambito delle opere pubbliche”.

Archiviate quindi le polemiche dei mesi scorsi sui ritardi dovuti al parere del sovrintendente. Il sindaco Enrico Piergallini afferma che il Comune si è affidato con fiducia alla giustizia amministrativa. Nel rispetto della sovrintendenza non si poteva omettere il ricorso al Tar. Un istituto, quello del ricorso, che ha dei costi economici inferiori al danno d’immagine che avrebbe tratto l’amministrazione bypassando l’autorità della sopraintendenza. Il presidente della Fondazione Cassa di risparmio ammette che “la procedura del comune è stata esemplare e la scelta coerente. La decisione, in questo caso, non poteva che spettare al potere giurisdizionale”.

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