SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un Pd che litiga su tutto non poteva farsi scappare l’occasione per scontrarsi sul metodo scelto per l’individuazione del candidato alla Regione Marche. La consultazione che coinvolgerà direzione ed assemblea viene platealmente contestata dal sindaco di Offida, ma difesa con forza dai renziani sambenedettesi: “Non ci sorprende il fatto che i nodi arrivino al pettine e le vere anime vengano allo scoperto”, accusano il segretario della sezione nord Andrea Manfroni e il responsabile dell’associazione Adesso, Tonino Capriotti. “Come a Roma, così nelle Marche. Tutti invocano e sostengono il #cambiaverso della politica che Renzi sta portando avanti, ma, quando questo avviene concretamente, gli stessi lo combattono con tutti i mezzi”.

Manfroni e Capriotti parlano di “passo indietro” dopo il congresso regionale di dieci mesi fa che portò al trionfo di Francesco Comi. “Questa minoranza oggi ritiene ancora di dover dirigere il Pd, esautorando nella sostanza l’Assemblea e la Direzione Regionale, in cui sono adeguatamente rappresentati. Alla luce di tutto ciò stigmatizziamo gli ultimatum comparsi sulla stampa e certe dichiarazioni irrispettose nei confronti degli organi sovrani del partito e soprattutto delle persone che li compongono. Si è cercato di ridare ai territori il ruolo della centralità politica: migliaia i cittadini coinvolti con le campagne di ascolto, decine i tavoli aperti per la stesura del programma. Chi frena questa inarrestabile ondata è fuori dal tempo e dalla politica. Non temiamo chi, in barba alla democrazia, ha cercato di boicottare i congressi per poi rivendicare la democrazia stessa imponendo il candidato”.

L’ultima parola spetterà all’Assemblea, domenica prossima. “Il resto è solo caos, fomentato proprio da quelli che lo denunciano. Il cambiamento è stato avviato e sarà inarrestabile, qualunque sia la decisione finale”.

Qualora non si individuasse un candidato capace di accontentare tutte le anime, si farebbe concreta l’ipotesi delle primarie. A riprova che forse i malumori non erano esclusivamente generati dalla volontà di Spacca di effettuare un terzo mandato.

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