CASTELFIDARDO – Che sarebbe stata una partita difficile, non era difficile capirlo. Il ricordo della scorsa stagione (qui l’unica sconfitta di un campionato strepitoso), il bisogno di punti dei padroni di casa, le incognite legate al ritorno dalle vacanze. Che sarebbe stata una partita abbastanza brutta, era la naturale conseguenza.

Samb e Castelfidardo hanno dato vita ad una partita di puro agonismo, impreziosita dai colpi di classe di Severini e Tozzi Borsoi. La chiave tattica delle due squadre si riassume nel sinistro del numero dieci biancoverde, e nel destro del bomber rossoblu. Tra la grande punizione del primo e il super gol del secondo, si è svolta una partita spezzettata e nervosa, dove si sono visti interessanti spunti tattici, ma solo a tratti.

Il 4-3-3 di Paolucci mostra buone intuizioni, almeno all’inizio, ma scarsissima continuità: le combinazioni tra esterno, terzino e mezzala si vedono solo a tratti (senza risultati), e alla fine lo schema offensivo si riduce ai lanci per le due ali, a scavalcare i terzini: tempi d’inserimento e lanci, però, sono puntualmente sbagliati, e facilitano una fase difensiva – quella del Castelfidardo – comunque attentissima.

Mobili mette due giocatori (Belelli e Fermani) in marcatura fissa su Napolano e Tozzi Borsoi, e tiene i suoi stretti e aggressivi, per non dare spazio ai solisti rossoblu. La mossa funziona, tanto che – col passare dei minuti – la squadra di Paolucci inizia ad affidarsi ai lanci per Tozzi Borsoi, ben coperto e mai pericoloso. Ma è in attacco che i padroni di casa fanno vedere le cose migliori: il 4-3-1-2 dei biancoverdi tende a svuotare l’area di rigore, coi due attaccanti che si allargano molto e i centrocampisti che si buttano dentro.

Proprio su questa situazione di gioco arrivano i primi squilli dei padroni di casa: sul primo arriva la copertura di Viti, sul secondo il fallo di Borghetti, che porta alla punizione vincente di Severini (tiro non angolatissimo, ma potente e ad effetto: Carfagna non può nulla).

Lo svantaggio arriva prematuro (non sono passati neanche dieci minuti), ma i rossoblu non crollano. La Samb tiene botta, ma non aggredisce: la partita diventa un’accozzaglia di passaggi sbagliati a centrocampo, tra due squadre incapaci di trovare un filo logico. Filo logico che si stenta a trovare anche in occasione del rigore assegnato agli ospiti, dopo la punizione di Napolano (al 25′). Cross in mezzo, mischia, fischio dell’arbitro. Dagli spalti, si è visto poco o nulla, ma tant’è: Tozzi Borsoi spiazza Anadiegwu e porta in parità i suoi.

Giunto il pareggio, la partita si accende: la Samb spinge sul binario destro (belle occasioni sui cross di Alessandro e Baldinini), il Castelfidardo si appoggia a Severini: un gran cross per Tassi, una bella punizione che sfiora l’incrocio, e l’angolo per Strano (che colpisce il palo).

Nella ripresa la partita si apre con una Samb più aggressiva, finalmente pericolosa. Due lampi dei suoi esterni (fino a quel momento in ombra), due occasioni per Tozzi Borsoi: sul bel cross di Napolano, l’attaccante trova la super parata di Aniadiegwu; sullo spunto di Alessandro, il numero 9 si inventa un tiro meraviglioso: dai 25 metri, in girata, con la palla che scavalca il portiere di casa e si infrange sotto all’incrocio dei pali.

Il gol è una pietra tombale sulla partita, che scricchiola solo sui tentativi di Severino (gran traversa su punizione). Nel finale servono un paio di interventi di Carfagna, che blinda il risultato.

Posto che una vittoria del genere, in questa situazione, è oro, da una squadra con tali ambizioni ci si aspetta di più: a livello di gioco e a livello di singoli. Oggi i padroni di casa hanno giocato tutto sul piede sinistro di Severino, e quasi fermavano i rossoblu – ancora incapaci di sfruttare con tale efficacia i suoi singoli, e ancora immaturi per un gioco di squadra sufficiente ad imporsi.

Le scuse sulla partita iniziata controvento (rimbalzate da mister, giocatori e presidenti) non bastano a spiegare un primo tempo giocato con poca continuità e pochissime idee. Che poi, se si vuol scomodare il leggendario Brian Clough, ci si ricordi che “Se Dio avesse voluto che si giocasse a calcio con la palla in aria, avrebbe fatto crescere l’erba lassù

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