SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un altro addio, ad inizio anno, che sa tanto di continuità col passato: “Non rinnovo la tessera, lascio il Pd e non militerò più in esso”. L’annuncio arriva da Tonino Armata, fedelissimo alla causa democratica che molla il partito in polemica con la segretaria Sabrina Gregori.

Una decisione “assolutamente necessaria” che Armata ha comunicato alla stessa Gregori, al vicesegretario Tonino Capriotti, all’esponente di minoranza interno Gianluca Pompei, al coordinatore provinciale Antimo Di Francesco e a quello regionale Francesco Comi, “E’ una scelta sofferta, maturata dopo che la segreteria dell’Unione Comunale ha deciso di non rapportarsi con gli iscritti mettendo in crisi il concetto della piramide rovesciata e di non mettere in atto, dopo molte sollecitazioni, di quanto promesso nella mozione congressuale”.

L’ex presidente della Città dei Bambini fa riferimento soprattutto ai dieci tavoli di discussione promessi dalla Gregori e mai attivati. “Me ne vado perché nel Pd sambenedettese immaginare di costruire una cosa nuova non è possibile. Solo a professare questa volontà si è malvisti, ci si giudica diversi, delle pecore nere, sembra che alla maggioranza del partito le cose vanno benissimo così, al massimo con qualche aggiustamento strutturale da fare, magari in peggio, ma nulla di più. Nel partito ormai abita il profondo niente, uno spazio vuoto, un foglio bianco che nessuno sa riempire. Credo che i dirigenti cittadini continuando a scegliere il male minore si dimenticano di fare oggettivamente un danno alla nostra società privandola in un momento storico, in cui crescono le disuguaglianze sociali, la costruzione di un partito nuovo, strutturato, che difenda davvero la cultura, il turismo, gli interessi dei deboli, dei disoccupati, degli sfruttati. Poiché sono sicuro che la storia non ci assolverà preferisco andarmene prima di iniziare a sentirmi troppo complice”.

Armata se la prende infine col “perfettismo” che assilla la sinistra: “Qualcuno vive ancora di dogmi. Sono i sopravvissuti di un estremismo massimalista che sostiene di avere la verità unica tra le mani. Loro sono i seguaci dell’unica idea possibile di libertà, tutto quello che dicono e pensano non può che essere il giusto. I veri democratici, invece, non credono nella società perfetta, bensì in una società migliore che innalzi progressivamente il livello culturale della società e migliori le loro condizioni di vita anche attraverso la partecipazione attiva alla gestione della cosa pubblica. I veri democratici sono realisti e tolleranti”.

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