Fonte: http://memmt.info/site/perche-gli-usa-crescono-del-5-spiegato-agli-ohhhh-del-corsera/

L’ultimo dato trimestrale riguardante il Pil degli Stati Uniti rileva un notevole 5% di crescita. Subito ecco gli editoriali immancabili su Corriere.it che disegnano un società Usa, la cui economia, pur con qualche acciacco (“la difficoltà di trasferire l’impetuoso aumento del Pil alla classe media“), viene elogiata come qualcosa di astratta, autoconfezionata, spontanea, genuina, fuoriuscita dalla magnificenza del libero mercato lasciato immune dai “lacci e lacciuoli”. Al confronto invece “l’anemica Europa” a giudicare “dall’atteggiamento che ha verso il TTIP, l’accordo di commercio transatlantico che si sta negoziando con l’America, è molto lontana dal mettersi al passo“.

Daniele Manca

Tralasciando l’incredibile esaltazione del TTIP, ulteriori motivazioni, secondo il vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca, sono da rintracciare nel fatto che “tanto gli Stati Uniti sono pronti ad accettare la competizione e quindi la concorrenza sapendo che quello è il sale della competitività, tanto in Europa prevalgono le paure di ogni singolo Paese dell’Unione di perdere posizioni di rendita“. Eccetera eccetera eccetera. Brodino neo-lib senza lo straccio di un dato, una critica nel merito, un numero.

Propaganda, in altre parole.

Vediamo, allora, brevemente, cosa accade negli Stati Uniti, ben conoscendo l’effetto delle austerità europee (altro che concorrenza quale sale della competivitità…).

Confrontiamo i dati con quelli dell’Italia (scala e unità di misura sulla destra dei grafici).

1 INDEBITAMENTO PRIVATO Sia Usa che Italia – fatte salve le differenti scale e riferimenti, in migliaia di euro per l’Italia e milioni di dollari – si evidenzia: a) per entrambe il picco pre-crisi avvenne all’inizio del 2008; b) il credito negli Usa è poi rimasto stazionario per un paio di anni; c) in Italia invece il credito delle banche (indebitamento privato) non è ripartito e anzi si è in una fase dove stanno ritirando più denaro di quanto stiano immettendo (deflazione); d) negli Usa invece, anche se a ritmi minori rispetto a prima della crisi, il debito privato è tornato ad aumentare superando i massimi del 2008.

(guarda grafico su fotogallery)

 

2 DEFICIT PUBBLICO Come sappiamo il deficit del settore pubblico equivale al surplus di risparmi destinato al settore privato. Gli Stati Uniti, prima della crisi del 2008, avevano ridotto i loro deficit e in questo modo costretto il settore privato, che si vedeva ridotta la “sorgente” del risparmio pubblico, ad attingere alla “sorgente” del debito privato, ovvero alle banche, per sostenere i consumi. Invece, dopo la crisi, gli Usa hanno praticato ampi deficit, fino ed oltre al 12% del Pil. Questo ha consentito all’economia americana – pur tra i mille distinguo che ovviamente non la caratterizzano come una economia “MMT” – di rilanciarsi dopo la grave crisi. Si noti tuttavia chel’azione del governo di Obama è nuovamente incentrata sulla riduzione dei deficit pubblici (che stanno tornando verso il 2%) e questo sta obbligando nuovamente gli statunitensi a rivolgersi al credito (debito, per loro) privato. Ricordiamo tuttavia che l’azione bancaria è “pro-ciclica”, ovvero si amplia nelle fasi di espansione economica, si blocca nelle fasi di recessione. Dunque anche il credito privato è ripartito perché l’azione dello Stato, in Usa, ha consentito al settore privato di trarre beneficio, in termini di maggiori investimenti pubblici e meno tasse, rispetto a quanto avvenuto in Europa o in Italia.

A differenza però del debito pubblico, solvibile da parte di uno Stato con moneta sovrana (come gli Stati Uniti o la Russia), il debito privato è soggetto a rischio di solvibilità nel caso di shock economici che attacchino i redditi privati e quindi rendano impossibile ripagare i debiti contratti e i relativi interessi. Esattamente come avvenuto nel 2008.

Il rapporto debito/Pil negli Usa è passato dal 64,8% nel 2008 all’attuale 101,5%. Dato non viziato (se non nel 2008) da fenomeni recessivi ma anzi da un denominatore (Pil) cresciuto a ritmi sostenuti, spesso con dati trimestrali superiori al 4%.

(guarda grafico su fotogallery)

Solo queste due informazioni dovrebbero far capire che il flusso finanziario prima arrivato dallo Stato federale e poi, adesso, dal sistema bancario, garantiscono al momento l’accumulo di risparmi e quindi di consumi da parte del settore privato Usa, cosa che è impedita dall’austerità europea.

3 CANALE ESTERO? Questa duplice azione consente di importare più di quanto gli Usa stessi esportino (nonostante Manca scriva “Il primato tecnologico americano è indiscusso grazie ad aziende come Apple, Google, la stessa Microsoft e la miriade di start up“: tutto vero, ma ciò non basta, così come lo shale gas, perché ancora adesso gli Usa sono un paese importatore, ovvero il surplus finanziario garantito – alternativamente – da governo e sistema del credito è utilizzato per acquistare merci e servizi prodotti all’estero in quantità superiore rispetto a quanto avvenga dagli Usa verso il resto del mondo. Nonostante il primato tecnologico).

Al contrario l’Eurozona e paesi come l’Italia in particolare, avendo precluso il canale dei surplus derivanti dal pubblico e di recente anche il canale dell’indebitamento privato, hanno come unica fonte di ingresso di ricchezza finanziaria netta il canale estero. Infatti mentre gli Usa sono un importatore netto, l’Italia è costretta ad essere un esportatore netto, ovvero deve esportare più di quanto importa per consentire l’ingresso di “moneta” nel sistema economico, altrimenti destinato a “prosciugarsi” a causa delle austerità pubbliche e della ciclicità del sistema bancario. Per fare questo sono costrette a limitare le importazioni ovvero i consumi interni attraverso alte tasse e minore spesa pubblica; e sono costretti a tagliare salari e stipendi per avere bassi consumi e bassa inflazione (deflazione) in modo da rendere i propri prodotti concorrenziali sui mercati internazionali.

(guarda grafico su fotogallery)

 

SINTESI: Gli Stati Uniti, nonostante siano ovviamente la prima potenza mondiale, hanno superato la crisi del 2008 beneficiando dinotevolissimi deficit pubblici. Restano comunque il principale paese importatore del mondo, ovvero si garantiscono l’egemonia mondiale non invadendo con le loro merci tutti i mercati mondiali ma anzi garantendo con il loro dollaro la produzione e le importazioni dall’estero.Quindi due “miti” del mainstream neoliberista (Stato con conti in pareggio e competitività con l’estero) sono di fatti “non osservati” dal principale attore mondiale. Miti invece che in Europa sono stati inscritti nelle Costituzioni (pareggio di bilancio) oppure realizzati attraverso una costrizione di fatto imposta dagli accordi europei (neo-mercantilismo).

Altro che “competizione e concorrenza sale della competitività” caro Manca.

Il tempo della propaganda è finito: la realtà è troppo dura per credere alle favolette di un tempo.

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