SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel quarantaquattresimo anniversario dall’affondamento del motopeschereccio “Rodi”, avvenuto il 23 dicembre 1970, si è tenuta martedì 23 dicembre, dinanzi al Monumento ai Caduti del Mare “Il Mare, il Ritorno” di Paolo Annibali in zona portuale, la commemorazione di tutte le vittime del mare.

“In questo dicembre così funesto per la nostra città, che ha visto in pochi giorni i due marittimi, Livio Capriotti e Nicola Pignati, perdere la vita – ha dichiarato il sindaco Giovanni Gaspari – siamo qui per ricordare tutte le vittime del mare che sono prima di tutto morti sul lavoro e per stare vicino alle tante famiglie segnate per tutta la vita dalla perdita di un caro. E’ compito delle istituzioni non solo ricordare chi non c’è più, ma anche promuovere azioni concrete affinché le sciagure in mare vengano evitate. Attraverso una migliore tecnologia, è indubbio che il livello di sicurezza si alzi. Ed è questo l’impegno che intendiamo prendere per onorare la memoria e il sacrificio dei nostri uomini di mare”.

Alla cerimonia ha preso parte anche il sindaco di Martinsicuro Paolo Camaioni, invitato perché alcuni uomini degli equipaggi del “Rodi” e della “Martinsicuro II” erano originari del Comune limitrofo. Camaioni ha portato idealmente l’abbraccio di tutta la comunità martinsicurese a quella sambenedettese per l’ennesimo lutto subito con la perdita di Pignati, il cui corpo è stato recuperato nello specchio d’acqua antistante la città truentina. “Queste situazioni luttuose – ha sottolineato Camaioni – possono essere superate solo se le nostre comunità si stringono attorno ai familiari. Anche mio padre era un capitano di lungo corso e so bene cosa significhi la dura vita di chi va per mare, così come ricordo perfettamente, pur piccolo, il Natale del 1070 con le barricate per imporre alle autorità il recupero dei corpi custoditi dal “Rodi”. Non posso che condividere il pensiero di Gaspari: è indispensabile puntare sulla sicurezza e sull’uso delle moderne tecnologie perché le tragedie del mare diventino solo un ricordo”.
Anche il vice comandate della Capitaneria di Porto Giuseppe Marzano ha parlato di sicurezza come dovere istituzionale della Capitaneria, ma ha anche lanciato un appello: “Lavoratori e istituzioni collaborino per prestare massima attenzione su questo aspetto al fine di non spingersi oltre i limiti del consentito”.

Successivamente sono stati letti dalla prof. Trevisani, da Adalberto Palestini (figlio del comandante del “Pinguino”) e da Elisabetta Mignini (figlia di Francesco, scomparso col “Martinsicuro II”) i nomi di coloro che sono scomparsi sui motopescherecci “Malfizia” (Olivieri Franco, Olivieri Filippo, Paci Domenico, Papetti Francesco, Pignati Luigi, Rosetti Ezio, Collini Ferdinando), “Madonna di S. Giovanni” (Palanca Mario, Traini Leonardo, Colli Gianfranco, Ciucci Pasquale, Lacchè Teodoro, Agnelli Manlio, Chiappani Domenico, Liberati Pietro, Trevisani Giuseppe, Ferreri Vincenzo, Palestini Umberto, a bordo del “Madonna di S. Giovanni” quale passeggero) e “Martinsicuro II” (Massi Nazzareno, Di Felice Domenico, Mignini Francesco, Croci Vittorio, Ferretti Bruno).

Poi la parola è passata a don Armando Moriconi, parroco della Cattedrale “Madonna della Marina”, che ha benedetto i presenti e Simone Oddi, trombettiere del corpo Bandistico “Città di San Benedetto del Tronto”, ha suonato il silenzio in un momento di alta commozione.

Quindi autorità e i tanti cittadini intervenuti (tra cui molti familiari di vittime del mare) si sono trasferiti in corteo alla radice del molo nord dove è stata deposta una corona sulle lapidi che costellano il muro frangiflutto per tenere viva la memoria di chi ha perso la vita in mare.

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