A cura di Serena Reda   –  Riprese e regia di Vincenzo Ingiulla

SAN BENEDETTO – Sabato 20 dicembre presso il museo della Civiltà marinara si è tenuto il convegno “Lu vredette” seguito da una cena a base di brodetto offerta dall’Ipssar “F. Buscemi”. All’evento hanno attivamente partecipato in molti, tra rappresentanti dell’amministrazione e della ristorazione locale. Il tema al centro del dibattito è stato, come ricordato dal portavoce e presidente della Confesercenti turismo, Sandro Assenti, la valorizzazione del piatto simbolo della Riviera delle palme anche attraverso la stesura di un disciplinare.

Il presidente onorario dello Slow Food Marche, Antonio Attorre, sottolinea fin da subito che la peculiarità e allo stesso tempo la raffinatezza del brodetto sta nell’essere più un canovaccio che una ricetta definita nel dettaglio. “Il brodetto, ricorda l’assessore alle politiche sociali, culturali e turistiche Margherita Sorge, nasce come piatto di prima necessità dal pescato più umile”. Quest’ultimo è infatti rappresentato da “dodici apostoli”, dodici pesci che tipicamente si trovano nella tradizione del brodetto. “Il senso di una disciplinare, ritiene Assenti, è trovare una soluzione sinergica alle tante diatribe.” L’assessore Sorge ricorda che, essendo un piatto della tradizione, ha senso solo se fatto in una logica di filiera corta. Dunque occorre guardare non solo a quali pesci ma anche a quale mare attinge il brodetto per la sua materia prima.

“Deve essere l’Adriatico” -aggiunge l’assessore alla pesca Fabio Urbinati– un mare, questo, definito in esaurimento ma generoso. Qualità e quantità sono ancora elevate ma un grande problema, dopo circa vent’anni, resta il fermo pesca. Per tutelare questa filiera che coinvolge più di mille famiglie il comune si è mosso, anche grazie all’indotto economico dei Fep (fondi europei per la pesca), nel senso della De.Co. (denominazione comunale) e della disciplinare”. La soddisfazione per la valorizzazione del brodetto è anche nelle parole del sindaco quando ricorda che il piatto approderà all’Expo 2015. “Lo scopo -spiega Giovanni Gaspari– è valorizzare questo piatto a livello internazionale”.

“L’intuizione della valorizzazione -ricorda il presidente della Camera di commercio Gino Sabatini– è importante ma ci si deve ricordare che il marketing impone flessibilità quindi deve essere compilata una disciplinare non eccessivamente rigida”. La stesura del documento è avvenuta grazie alla collaborazione degli chef dell’Ipssar F. Buscemi . Il preside Alfonso Sgattoni riconosce che per la scuola questo evento è motivo d’orgoglio: “I ragazzi, commenta il preside, diventeranno ambasciatori di questo piatto”. Piatto che deve far coesistere, attraverso la disciplinare, la tradizione con l’innovazione. La soluzione prospettata dall’onorevole Luciano Agostini è quella di destinare una parte prevalente, alla preparazione tradizionale e riservare una percentuale inferiore a preparazioni più moderne del piatto con l’obiettivo di creare quella che Assenti definisce “nicchia gastronomica”.

Nelle intenzioni di chi è intervenuto al convegno c’è un’idea di più ampio respiro: valorizzare il territorio. “Il turista -dice l’assessore Sorge- trova un mare che fa buon pesce e una cantina che fa buon vino”. Sullo stesso punto interviene il sindaco: “Dallo scandalo dell’etanolo di qualche anno fa abbiamo imparato a sfruttare i nostri prodotti”.

Sabatini, dopo aver ricordato la concorrenza col brodetto fanese, spiega che la Piceno promozioni ha studiato qualità e proprietà del pescato nell’adriatico. Per fare ciò si è avvalsa della collaborazione dell’Unicam e dell’Unipm.

Forte il dibattito su questo argomento gastronomico ma anche culturale. Da chi nel web lamenta la scelta del periodo natalizio per promuovere il brodetto ad una voce qualificata “Dar valore al territorio significa restituire l’identità e la dignità dei pescatori”, dice infatti Federico Quaranta di Radio2, intervenuto sul finire della serata nella veste di presentatore .

L’importanza dell’identità è sottolineata anche da Stefano Polacchi di Gambero rosso: “La disciplinare è una buona idea ma il piatto deve poter vivere”.

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