La Silycon Valley vuole gli esseri umani “più umani”, dovremmo essere preoccupati? Il mondo tecnologico ha adottato il linguaggio dei suoi detrattori, ovvero per quanto strano possa sembrare, il pensiero ricorrente nella Silicon Valley è come rendere l’uomo più umano. L’imperativo è diventato come rendere la tecnologia più umana, con applicazioni Siri-like che parlano e ascoltano.

Samsung è stato uno dei primi a seguire questo filone, sostenendo che il suo smartphone Galaxy S III è “un’esperienza più umana”. Alexis Ohanian co-fondatore di Reddit e venture capitalist ha elogiato Secret, l’applicazione in cui ha investito, per la capacità di dare alle persone un modo per “essere un po’ più umane”  Astro Teller di Body Media, insiste sul fatto che le grandi invenzioni come Google ci fanno sentire” più umani, invece di meno umani”. Infine Steve Clayton di Microsoft si è unito al coro, scrivendo: “Al centro di ciò che facciamo c’è la volontà di creare esperienze più umane”.

Questa promessa di ulteriore “umanità” è una frase caricata che sottolinea non solo la speranza della Silicon Valley di incorporare le sue creazioni nella nostra vita, ma mira anche a dissuaderci dal guardare in modo troppo critico l’ambiente che tutti questi gadget stanno creando. Dopo tutto, come ci si può opporre l’idea di diventare “più umano?” Questa tendenza si è manifestata in tutto il mondo dagli arredi d’interni alle riviste editoriali che ci incoraggiano a sostituire lo smartphone con attività artigianali, come il giardinaggio, il fai da te e le ricette della nonna.

Ma perché? Perché le invenzioni sensazionali sono in contrasto con l’ethos del ritorno al passato. E così le aziende stanno facendo tutto il possibile per riposizionare la loro tecnologia all’avanguardia, come qualcosa di fondamentale per l’esperienza umana, come fare un tavolo da lavoro o le conserve. Cercano di dirci che è più autentica e più umana, che dobbiamo stare tranquilli  e che non perderemo la nostra identità e nemmeno la semplicità di una volta. Così mentre ci arricchiamo di gadget tecnologici sempre più sofisticati, coltiviamo l’illusione che ad ogni nuova diavoleria immessa sul mercato possiamo fare tanti passi nel passato alla ricerca della nostra umanità primordiale, tanti quanti ne facciamo nel campo dell’evoluzione umana.

La retorica “più umano”, in cui investono molti dei campioni Hi-Tech, non è un mero gergo di marketing. Essa riflette una nuova visione del mondo, quella che ha perso il contatto con quello che eravamo abituati a pensare come umani. Tradisce una mentalità crescente e dominante: la tecnologia attraverso i nostri dispositivi, ci restituirà gli aspetti che la vita moderna ci ha portato via. Pensate ad Instagram, il social network con il più alto aumento di iscritti degli ultimi mesi, ha fondato il suo successo sul recupero nel mondo digitale del fascino di uno scatto Polaroid. 

Ma il tentativo di farci “più umani” non è tanto quello di tornare a uno stato precedente l’umanità, piuttosto è una spinta a reinventare noi stessi attraverso le nuove tecnologie. E’ un mondo che consideriamo del tutto naturale, e totalmente umano, interagire costantemente in modo intimo e a volte compulsivo con smartphone, tablet, pc, smart TV ecc. ecc. E ‘una mentalità che promette una tecnologia più invasiva è sulla buona strada, il tutto sotto la bandiera dello slogan “più umano”. Impossibile resistere? Queste aziende vogliono farci credere che per ritrovare l’umanità non dobbiamo allontanarci dalla tecnologia, ma abbracciarla, dopo tutto, sono umani come noi.

 

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