SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’emigrante di questa settimana vive in Australia, una delle mete più gettonate e maggiormente scelte dai nostri giovani per i paesaggi incontaminati, lo stile di vita tranquillo e la possibilità di scoprire un mondo tutto nuovo. Quasi tutti i giovani però, dopo un periodo, decidono di rientrare a casa, per nostalgia o per altri motivi, la differenza con Antonio Nicolai, 26 anni di San Benedetto partito nel 2011 è che lui, dall’Australia, non crede proprio di tornare.
Cosa facevi qui in Italia e come hai maturato la scelta di partire?
Lavoravo in una piccola azienda di San Benedetto, e alla scadenza del contratto avevo pensato di farmi un po’ di vacanza in Australia, erano un paio di anni che l’idea dell’ Australia mi saltava in mente sempre più spesso, quindi appena si è presentata l’occasione, l’ho presa al balzo.

Quando sei arrivato in Australia?
Sono atterrato a Sydney in un torrido mercoledì di febbraio 2011, con grande spirito di avventura e in cerca di un po’ di svago, mi sono subito organizzato per un’avventura on the road, affittato un van con un ragazzo svizzero e girato per circa un mese e mezzo, praticamente nomade.I viaggi in van sono molto comuni qui e rappresentano il miglior modo per poter scoprire paesaggi meravigliosi e la vera cultura australiana, quella dei piccoli borghi e del country side.
Di cosa ti occupi nel tuo nuovo paese e che differenze hai notato con l’Italia nel mondo del lavoro?

Al ritorno dal mio viaggio è arrivata una proposta di lavoro, è stata una decisione difficile ma non ho potuto rifiutare e solo accettandola avrei potuto capire se fosse stata giusta o no. Una scalata iniziata come barista per arrivare poi a “restaurant manager”, passando per “Head” Barista, in una nota torrefazione locale di caffè. Non ci è voluto molto a capire che qui in Australia il lavoro prende una grande fetta della giornata, turni di lavoro intorno alle 11/12 ore giornaliere, disponibilità 24/7, il lavoro qui è scontato, e se hai passione in quello che fai non è poi così difficile trovarlo ed ottenere quel che vuoi, non si va avanti per raccomandazioni o titoli di studi si va avanti per quello che vali.
Quali differenze culturali e di abitudini hai trovato?
Per quanto riguarda abitudini, cibo ecc. non è stato facile per i primi tempi, basta pensare alla sveglia alle 5 di mattina e la cena alle 6 di pomeriggio. Credo che quello che renda l’Australia una perla, sia sicuramente il suo stile di vita “Take it Easy” zero stress, la natura, il sistema organizzativo, la burocrazia , l’altruismo e la generosità dei suoi abitanti.
Pensi di tornare in Italia un giorno?
Tornare in Italia? Per ora solo in vacanza, In futuro si vedrà, per il momento penso al presente e a vivere questa esperienza nel migliore dei modi. In quattro anni sono riuscito a mettere su tasselli importanti e togliermi grandi soddisfazioni, quindi non resta che sperare.
Come vedi la situazione italiana ed europea?

La situazione italiana e europea è drastica. Proprio per questo i giovani scappano, per cercare di sfruttare quei titoli di studio o quella voglia di fare che in Italia ormai non porta più a nessun risultato, qui in Australia si sta verificando quello che successe nel dopo guerra quando migliaia di giovani italiani emigrarono in cerca di fortuna, ebbene si proprio quei giovani hanno creato la loro Italia “quaggiù”. Tracce di Italia si trovano ormai ovunque, in hospitality e moda soprattutto, le maggiori attività made in Italy.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.047 volte, 1 oggi)