SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nuova scadenza per le vecchie cabine telefoniche. Quattro strutture del lungomare, circa un terzo del totale, verranno rimosse a partire dal 22 febbraio 2015. Tre apparecchi insistono sul tratto sud del litorale, mentre l’altro si trova nella zona di Viale Marconi non riqualificata. Più che di cabine si tratta delle cosiddette cupole telefoniche, munite della sola protezione in plexiglas.

Un destino inevitabile nell’era degli smartphone, che era stato scongiurato qualche mese fa, quando all’annunciata dismissione non seguirono i fatti. Il provvedimento è figlio di una delibera dell’Agcom pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 2 gennaio 2010, che autorizza la Telecom Italia ad eliminare i telefoni pubblici “superflui”. Ed è così che su diversi impianti sono ricomparsi cartelli già visti, con date aggiornate. “Per chiedere che questo telefono pubblico resti attivo puoi inviare una mail all’indirizzo cabinatelefonica@cert.agcom.it entro trenta giorni dalla data di affissione di questo avviso, indicando i tuoi dati, un recapito, l’indirizzo della cabina e le motivazioni della richiesta”.

Pure stavolta i tempi di intervento sono più ampi, visto che la data d’inizio del conteggio è fissata al prossimo 22 dicembre. La Telecom non agirà a caso: sopprimerà i telefoni dai quali partiranno meno di tre chiamate al giorno.

Secondo l’azienda, dal 2001 l’utilizzo delle cabine si è ridotto del 90%, sia in ambito di conversazioni che come media di minuti passati alla cornetta. La prima postazione vide la luce a Milano in Piazza San Babila il 10 febbraio 1952. Nel 2000 se ne contavano oltre 300 mila su tutto il territorio nazionale. Dato crollato sotto a 100 mila quattordici anni dopo.

In passato simili rimozioni erano state effettuate solo su volontà dell’amministrazione comunale per favorire il transito dei pedoni su determinati marciapiedi. Il contrario, in questo caso le cause riguardano esclusivamente le spese di gestione a carico della Telecom, alla lunga superiori ai ricavi.

Pur rappresentando un importante pezzo di memoria storica, è sempre più difficile trovare reali fruitori delle cabine, in innumerevoli circostanze bersagliate dai writers, devastate o, ancora peggio, usate come bagni di fortuna. In Piazza Giorgini, pieno centro cittadino, le postazioni versano in condizioni disastrose, ma nonostante ciò non sono al momento a rischio “sgombero”.

CABINE “ALTERNATIVE” In diverse città le strutture superstiti hanno stravolto le loro funzioni, diventando ad esempio delle librerie. Il primo punto italiano di book-crossing è sorto ad Arona in collaborazione con la stessa Telecom, che ha messo a disposizione le cabine dismesse. Qui dei volontari hanno realizzato degli scaffali riempiendoli di libri, che possono essere prelevati nel rispetto di un regolamento interno che ne prevede la successiva restituzione. In genere la gestione dell’iniziativa viene affidata ai Comitati di Quartiere.

SERRE URBANE Oltre ai libri, l’altra trovata che ha preso piede a Roma e Milano riguarda la trasformazione degli spazi in serre urbane al servizio dei cittadini. Salvia, basilico, rosmarino: piante aromatiche di cui prendersi cura e, al contempo, usufruire. San Benedetto seguirà l’esempio?

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