Dal numero 1014 di Riviera Oggi, in edicola.

Perché fare oggi quello che si può rinviare a domani? Lo slogan “al contrario” potrebbe essere cucito addosso ai renziani sambenedettesi, rivoluzionari pronti ad una battaglia puntualmente posticipata.

Non che non abbiano i loro meriti, s’intende. La frangia vicina a Matteo Renzi (stiamo parlando dei simpatizzanti originari, non di quelli della quarta o quinta ora) si impegna, propone, organizza. Mentre altri annunciano la nascita di tavoli di discussione, dopo un anno ancora fermi all’Ikea, il circolo Nord mette in piedi momenti di dibattito e confronto altrimenti soffocati.
Prendete la vicenda della Corte dei Conti. Se il partito esprimeva assoluta vicinanza al sindaco, affermando di rispettare la sentenza ma allo stesso tempo contestandola, la sezione di Andrea Manfroni invocava a gran voce un cambio di passo, almeno sotto il profilo comunicativo: “E’ stato riconosciuto un errore, continuare ad affermare che si è agito bene non è un atteggiamento positivo”.

Senza più i dissidenti Emili e Pezzuoli (che qualcuno rimpiange e sogna di riportare all’ovile), il circolo Nord rimane l’unico spicchio critico all’interno di un Pd appiattito. Manca però lo scatto successivo, il momento dell’azione, la parte pragmatica di tutta la faccenda.

Sin dal congresso comunale del 2013, i renziani hanno svolto per loro scelta il ruolo delle comparse. Soddisfatti del contentino dato a Manfroni e della vicesegreteria assegnata a Tonino Capriotti (incarico pressoché astratto), i rottamatori hanno rinunciato a presentare un loro candidato virando i loro voti su Sabrina Gregori. Oggi, a mezza bocca, ammettono che si è trattato di un clamoroso errore.

Lo scivolone tuttavia non si cancella e pure le mosse successive hanno lasciato a desiderare. Pur ipotizzando un futuro lontano anni luce dalla linea Gaspari, i renziani non fanno niente per ostacolare realmente l’amministrazione comunale. Il “cambiamento” rimane la parola d’ordine, peccato che il momento non sia mai quello opportuno.

I supporters del premier puntano al domani alla stessa maniera di Bill Murray in “Ricomincio da capo”, dove il protagonista vive perennemente la stessa giornata. Prendono impegni sapendo di non doverli rispettare, né tantomeno affrontare. E qualora il domani arrivasse, anche lì sarebbero rimandati di un giorno.

Una scelta così prudente sta pertanto mostrando i primi effetti. Perché se qualche anno fa il renzismo era sinonimo di rinnovamento e metamorfosi di una classe dirigente, ora che Renzi al Governo ci è finito davvero, la prospettiva si è capovolta.

Il rischio reale dei renziani è che perdano il treno. Sempre che il treno non sia già passato, non caricando in carrozza anima viva.

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