SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci siamo già occupati, con un approfondimento dell’architetto Nazzareno Viviani, al “curioso caso della Sovrintendenza delle Marche”. La questione del nuovo lungomare nord di San Benedetto, che meriterà ulteriori analisi, ripropone nuovamente lo strano, a questo punto stranissimo per noi profani cittadini, caso.

Dall’articolo di Massimo Falcioni si legge: “Dall’Albula fino alla concessione balneare numero 8, il restyling dovrà rispettare indicazioni precise legate alla tutela dello storico disegno di Luigi Onorati. La Sovrintendenza in tal senso è stata pignola, bocciando ad esempio un iniziale stralcio del Comune che prevedeva l’allargamento del marciapiede fino alle palme e agli oleandri che delimitano il confine con la pista ciclabile“.

Conosciamo abbastanza bene il marciapiede del lungomare sambenedettese per averlo percorso migliaia di volte, come tutti i sambenedettesi e non solo. Il marciapiede del lungomare sambenedettese è in questo momento una banale striscia di asfalto. L’idea di ampliarlo di un paio di metri è una altrettanto banale (nel senso di non eclatante e ordinaria) opera di adeguamento urbano.

Non si comprende in che modo ampliare un marciapiede disegnato originariamente negli anni ’30 possa essere qualcosa che “non rispetta la tutela dello storico disegno di Luigi Onorati”. Si aggiunga che l’aiuola inerbita può essere anche una soluzione posticcia e pasticciata rispetto ad una semplice estensione del marciapiede come originariamente previsto.

Vi è poi un altro elemento da valutare, ovvero quali spazi sarebbero riservati al posteggio delle biciclette nel caso quello spazio venisse occupato dal marciapiede. Questo è l’unica considerazione che ci riserviamo di fare al momento, dedicando questo articolo alla Sovrintendenza regionale, e aspettando i prossimi giorni per valutazioni di merito.

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