Samb presuntuosa. Oggi per la società rossoblu c’è stato un epilogo doloroso con l’esonero del tecnico dopo due sconfitte inaccettabili per le ambizioni che Moneti e Bucci hanno sempre ammesso. Senza nascondersi come ben si addice a chi è deciso a raggiungere traguardi importanti. Una sicurezza che l’allenatore ha sposato in pieno senza mai provare a smorzare i naturali entusiasmi come fanno gli allenatori più furbi. Certezze che si sono rivelate però un boomerang per lui e per la squadra.

Sin dalla gara di Agnone, Mosconi e i suoi sono scesi in campo con la boria (in buona fede chiaramente) dei naturali vincitori del campionato, recuperando tre reti in modo rocambolesco. Nelle altre gare si è sempre vista, a parer mio, una superiorità tecnica sugli avversari, anche oggi. Una consapevolezza però che non è sufficiente per vincere le gare se viene accompagnata dalla troppa certezza che il risultato arriverà. Il fatto che il tecnico non abbia mai usato accorgimenti tattici è stata la diretta  conseguenza della sua convinzione.

Io, dopo la partita con il Campobasso, ho giustificato la sconfitta con la scelta di provare a vincere anche rischiando di perdere. Mi hanno probabilmente ingannato gli errori elementari di una difesa brava ma ingenua. La gara di Chieti mi ha aperto gli occhi sull’aspetto che ho evidenziato sopra, quando, in dieci contro undici, i giocatori rossoblu rimettevano la palla in gioco con estrema velocità, rimproveravano gli avversari che cercavano di perdere tempo, invece di addormentare la gara in attesa di sviluppi più favorevoli. Si può vincere 1 a 0 anche negli ultimi minuti.

Un complesso di superiorità, una presunzione che nel calcio si paga sempre e che oggi era oltretutto meno giustificata viste le assenze di due giocatori di esperienza come Borgese e Napolano. Il primo perché stava iniziando a carburare, il secondo perché, oltre alle grandi giocate che ha in canna, aiuta il centrocampo molto di più rispetto a Tozzi Borsoi, Di Paola e D’Angelo. Era un motivo che doveva consigliare a Mosconi, anche in parità numerica, di non buttarsi all’arrembaggio lasciando via libera al contropiede in spazi ampissimi. Nei quali, come si sa, anche calciatori mediocri possono dare il meglio di loro stessi.

Voglio bene ad Andrea Mosconi che ritengo una brava persona e sono convinto che quando, a mente fredda, rifletterà sul suo esonero capirà che le ragioni non sono molto distanti da quelle che ho appena espresso. Come giustificazione aggiungerei che, fin dall’anno scorso, certi ambienti non lo vedevano bene nonostante i grandi risultati ottenuti dalla squadra. Forse aveva perso serenità ma gli servirà per il futuro.

Non vanno trascurati anche i due rigori negati nei momenti cruciali delle ultime due gare ma il calcio è così e i processi con i ‘se’ e i ‘ma’ fanno parte del senno di un ‘poi’ che nessuno può conoscere e, tanto meno, anticipare.

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