SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Presente contro passato, e viceversa. Loredana Emili risponde a tono alle accuse del capogruppo Pd Claudio Benigni, che aveva contestato la foto che immortalava l’ex assessore con gli esponenti di Forza Italia. “Non sono più iscritta al Pd dal 2013 – ricorda lei – e comunque vorrei ricordare al solerte Benigni che il Pd governa questo Paese sulla base di un patto con Berlusconi e che è alleato con Alfano. Il suo attacco lo definirei spassoso ed esilarante, il senso della vergogna è stato superato da tempo”.

A due anni dallo strappo con i democratici e ad uno dalla fuga verso il gruppo misto, la Emili ricostruisce la vicenda che ha portato la Corte dei Conti a condannare per due volte il sindaco Gaspari. “Non io, né la Giunta, né la maggioranza consiliare, abbiamo firmato o votato l’atto di incarico al consulente esterno per redigere il Prg, ma il sindaco, allora anche assessore all’urbanistica. L’amministrazione parla con gli atti è il  refrain di Gaspari, ne prendiamo atto e parlare di condivisione  è il banale tentativo di una inesistente collegialità  di scelta. Ora – prosegue – non io, bensì la Corte dei Conti,  con  la sentenza  ratifica  in modo inappellabile che c’è stato sperpero di denaro pubblico, ovvero si è fatto un danno alla città con un pessimo uso delle risorse che derivano dal prelievo fiscale dei cittadini. Lo stesso avvocato difensore Ortenzi ha dichiarato alla stampa che poteva andare peggio. Ciononostante, Gaspari rivendica quella scelta e dichiara che la rifarebbe altre cento volte mostrando, ancora una volta, la sua scarsa attitudine ad imparare dagli errori commessi,  dando un pessimo messaggio ai suoi concittadini oltre a mostrare la strumentalità nel coprirsi dietro alla volontà della maggioranza per evitare le dimissioni”.

La Emili considera la sentenza in Appello un disonore: “E’ vero che tutti possono sbagliare. In questo caso però si è perseverato e si vorrebbe continuare a perseverare. Voglio ricordare che quando il gruppo del Pd non confondeva la lealtà con la fedeltà pelosa, ha promosso numerose assemblee di quartiere per il Piano Regolatore; nonostante l’assenza della nuova legge regionale, diversi Comuni, tra cui quello di Ascoli, hanno adottato il nuovo Prg. Se avessero mantenuto questo impegno programmatico, con molta probabilità la sentenza della Corte dei Conti non ci sarebbe stata. Forse su questo  Benigni dovrebbe riflettere e scusarsi con i sambenedettesi. Nella questione dello stadio – conclude – si è consumato il più indecente voltafaccia proprio da Benigni che per mesi ha sostenuto quanto noi, io e Pezzuoli, ancora sosteniamo mentre lui, con disinvoltura, si è convertito sulla via della pompa di benzina. Sappiamo come è andata a finire per il distributore, sentenza del Tar, mentre sullo stadio ancora oggi si impedisce una aperta e libera discussione. In seguito a questa vicenda non siamo stati più convocati alle rare riunioni del Pd per cui è stata inevitabile conseguenza uscirne. E’ del tutto evidente che non esistono più rapporti né condivisioni con questa maggioranza amministrativa che appare sempre più una nave senza nocchiero in gran tempesta”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 760 volte, 1 oggi)