Negli ultimi anni c’è stata una tendenza in molte città europee a riqualificare i mercati rionali al coperto, forse in risposta al dilagare negli anni ’90 e 2000 dei grandi centri commerciali, da Covent Garden a Londra, a Santa Caterina a Barcellona, da San Miguel a Madrid a San Lorenzo a Firenze.

Quest’ultimo è stato da poco riqualificato dallo studio Archea Associati  ma è il risultato di una serie di accordi tra imprenditori della ristorazione e di una holding del turismo, che hanno trovato nella complicità dell’amministrazione comunale, che aveva da tempo la volontà di rilanciare questa zona popolare, che purtroppo negli ultimi anni aveva subìto un cedimento in termini di qualità, sfruttando anche l’attuale momento favorevole al fermento enogastronomico che invade l’Italia ma anche l’estero (si veda le innumerevoli trasmissioni Tv dedicate alla cucina e ai prodotti del territorio, al fenomeno Eataly e non ultimo l’Expò che si terrà a Milano nel 2015, che tratterà la tematica della nutrizione).

“L’idea” secondo gli imprenditori “è quella di vendere e dare da mangiare gli stessi prodotti nello stesso luogo, con una particolare attenzione alla qualità. Lo scopo del Mercato Centrale è riunire l’eccellenza dei produttori, toscani e non solo, fornendo loro una vetrina in città. Questa è una formula ampiamente collaudata all’estero, primo fra tutti proprio il Mercato di San Miguel a Madrid, ma nuovo per l’Italia che inizia a muovere purtroppo solo ora i primi passi verso una forma più evoluta nell’uso come nella concezione dei vecchi mercati rionali.

Ogni produttore, all’interno di San Lorenzo, deve sottoscrivere un disciplinare di qualità e dispone di un banco vendita con annesso laboratorio, per trasmettere al consumatore la chiara percezione di cosa vuol dire fare fresco, in oltre i piatti potranno essere consumati sia in versione street food sia accomodandosi sui soppalchi di cui ogni bottega è dotata, con servizio al tavolo.

A Firenze è previsto un servizio di consegna con tanto di reception per lasciare le borse della spesa che saranno poi consegnate a domicilio grazie a Green Speedy, progetto ecocompatibile di Speedy Florence con veicoli elettrici a zero emissioni.

Il progetto è multifunzione, un concetto che ho avuto modo di chiarire nel mio articolo sugli spazi pubblici: c’è una libreria, una degusteria didattica di vini e affini e corsi di cucina. Alla sera il mercato però, cambia atmosfera e diventa anche luogo di svago: “Intendiamo dare vita a una nuova piazza coperta del centro” sostiene l’amministratore delegato della holding del turismo “con videoproiezioni, artisti di strada, intrattenimenti. Sarà il valore aggiunto del Mercato Centrale”.

Sicuramente la suggestione di centri storici come Firenze o Madrid, nonché il volume di turisti che attira e le superficie e gli spazi molto ampi e architettonicamente più suggestivi dei due mercati di San Lorenzo e San Miguel, non possono essere confrontati con gli “ormai” ex piccoli mercati locali di San Benedetto del Tronto come quello della frutta e del pesce, che si trovavano in centro, ma sicuramente c’è da imparare da queste amministrazioni e dagli imprenditori, che hanno saputo rileggere un luogo, che è stato un punto di riferimento per molti decenni, in chiave moderna.

Un giorno di qualche anno fa mi sono trovato a parcheggiare la mia vespetta, nel giorno di mercato, proprio davanti alla piazza Andrea Pazienza e con mio stupore ho visto che si continua lì come nell’ ex mercatino della frutta e verdura ormai completamente smantellato, a vendere ortaggi e prodotti della terra. Questo è un segnale sicuramente di attaccamento a dei luoghi che per decenni hanno segnato l’incontro di due civiltà, quella marinara e quella contadina, che si scambiavano i prodotti.

Questi due mercati sono stati posti “fuori norma” dall’ amianto e dalle norme igieniche, però una cosa che la normativa non ha potuto mettere fuori norma è sicuramente la memoria storica che i cittadini ritrovano in quei luoghi, come dimostra l’uso originario che ancora se ne fa, cioè scambiare merci e prodotti.

Ora sicuramente con le dovute scale di riferimento, spero vivamente che quei luoghi tornino a far parte della città, magari messi in rete tra loro, i prodotti del mare da una parte e quelli della terra dell’altra, magari con funzioni accessorie a quelle originali e contestualizzate alla realtà in cui viviamo, come è successo al mercato di San Lorenzo a Firenze, perché di progetti su quelle due aree se ne sono proposti tanti in questi ultimi anni, ma spesso la soluzione, ce la suggeriscono i luoghi stessi ed è sotto gli occhi e non si vede, un po’ come le giraffe che dalla loro altezza guardano le foglie dell’albero lontano, ma faticano a vedere l’erba che è sotto di loro.

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