POLITICA. Leggendo la suggestiva guerra interna al Pd che, con le parole del suo capogruppo sambenedettese, ha letteralmente toccato il fondo, mi viene in mente che i Partiti continuano ad essere più importanti delle persone e di quello che dicono. Lo scandalo è la foto e non quanto è successo. E siccome io preferisco esaminare le parole, mi domando come è stato possibile pagare 266 mila euro per un lavoro “ritenuto illegittimo e inattuabile dagli Uffici Tecnici comunali” e cosa ne penserà Bellagamba che, in quel tempo (2007), disse che aveva lavorato in stretta collaborazione con gli uffici comunali, come da me riportato venerdì scorso in un mio articolo. Disse anche che lo stesso sindaco Gaspari  e i suoi approvarono un lavoro oggi ritenuto “illegittimo e inattuabile“. Per capire chi ha ragione, questo interrogativo dovrebbe essere chiarito alla città da quelli del Pd, Loredana Emili compresa.

Il capogruppo Benigni se ne è guardato bene dal farlo preferendo fare gossip o addirittura un’accusa gravissima ai coniugi Perazzoli che dovrebbe dimostrare con qualche fatto e che, anche se fosse vera, indicherebbe in modo chiaro tutta le debolezza della Giunta attuale. Chi mai si permetterebbe di dire “voi apparite, noi comandiamo” a colleghi di Partito con potenziale intellettuale e capacità di un certo livello? Nessuno. Per cui ritengo le affermazioni di Benigni perfetti autogol che confermano come nel Pd (ex Pci-Dc) i cittadini elettori contano come il due di coppe, quando briscola è bastoni. Le sue parole chiariscono, se ce ne fosse ancora bisogno, che in quel Partito decidono in una stanza chi far governare e come governare dimenticando altresì che l’attuale capogruppo e soci avevano accettato (se ha detto la verità) le direttive perazzoliane, pur di essere eletti. Se sbaglio, correggetemi.

La vicenda comunque rafforza l’idea e quindi la necessità di una formazione assolutamente trasversale fatta di uomini pensanti (lodarli perche sono onesti e trasparenti equivale a fare complimenti ai cittadini che non rubano) e senza direttive disgustose come quelle che lamenta il signor Benigni. Le cui parole mi fanno però contento perché hanno schiarito le idee a chi non aveva ancora capito che il Pd (in maggior misura rispetto ad altri Partiti)  è più una “ditta” privata che un gruppo di persone che lavorano per il bene di tutti i cittadini. Insomma una ‘confessione’ in piena regola che si rivelerà utile per le prossime consultazioni elettorali, Almeno lo spero.

Un altro aspetto ugualmente autolesionistico per il Pd è il silenzio (forse più grave delle parole di Benigni) di due assessori importanti come Margherita Sorge e Fabio Urbinati. Come se il fatto non li riguardasse. Come se  stessero nel Pd ma non ci vorrebbero stare.  Come se ci stessero solo per non disperdere consensi all’interno della Ditta. Se saranno loro il futuro, io lo vedo più nero della pece. Potrebbero rivalutare addirittura i vari Gaspari, Benigni eccetera eccetera.

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