SAN BENEDETTO DEL TRONTO – All’incredibile non c’è mai fine, né tantomeno al peggio. In Consiglio Comunale non si parla della condanna in Appello da parte della Corte dei Conti, col centrosinistra che alla fine della seduta se la ride sotto i baffi. Come se ci fosse qualcosa da ridere.

Per raccontare un’assise zeppa di accuse, ripicche, recriminazioni e nuove polemiche occorre ripartire dall’inizio, precisamente dalle 21.10. La segretaria Fiorella Pierbattista prende la parola e cita la sentenza 1244, che ha inguaiato Gaspari e Polidori. “Ai sensi dell’articolo 63 del Tuel, non può ricoprire la carica di sindaco, consigliere comunale, presidente della provincia colui che per fatti compiuti da amministratore è stato con sentenza passata in giudicato ritenuto responsabile e non ha estinto il debito. Qualora vi sia la sentenza e la non estinzione, il Consiglio ai sensi dell’articolo 69 avvia la procedura di contestazione di incompatibilità in conseguenza della quale avviene la decadenza. Nel caso in questione, nonostante la giurisdizione sia di due gradi, può essere effettuato ricorso in Cassazione entro sei mesi. Ciò significa che la sentenza di cui sopra passerà in giudicato decorsi i centottanta giorni. L’avvio della procedura di incompatibilità e la decorrenza dei termini ricorreranno da quella data”.

Spento il microfono, Piunti e la Emili invocano immediatamente l’apertura della discussione sul tema, ottenendo picche da Calvaresi e dalla stessa Pierbattista. Scoppiano le prime scaramucce tra l’ex capogruppo Pd e Marinucci, seduto dietro.

Caso chiuso? Affatto. La minoranza si riunisce e butta giù un ordine del giorno urgente, raccogliendo undici firme. “Tenuto conto della gravità amministrativa di una simile condanna e l’effetto che ha provocato in città, chiediamo che il sindaco informi questo civico consesso su come intende procedere alla luce della situazione che si è venuta a creare”.

Il testo arriva nelle mani del presidente. Attorno alle 22.20 Calvaresi informa che il documento è stato accolto, ma che verrà trasformato in un’interrogazione urgente. Una metamorfosi non da poco, visto che un odg mette a disposizione 30 minuti complessivi, con interventi dei consiglieri non superiori ai 3 minuti ciascuno, mentre un’interrogazione prevede semplicemente la lettura del contenuto da parte del promotore (individuato nel primo firmatario Gabrielli) e la replica del sindaco.

Tra i banchi di Forza Italia comincia una fitta discussione, tutta incentrata sull’interpretazione dell’articolo 98 del regolamento comunale: “All’inizio della seduta – recita il comma 1 – ogni consigliere può porre questioni sull’ordine dei lavori e richiamare l’attenzione del presidente e del Consiglio su problemi e fatti di preminente interesse locale o di particolare rilevanza nazionale o internazionale, a condizione che la seduta non sia riservata alla prosecuzione di dibattiti o alla trattazione di interrogazioni, di interpellanze e mozioni, salva diversa decisione del presidenze”.

Il dito viene dunque puntato contro l’opposizione, rea di aver peccato d’ingenuità e di non essersi mossa in fretta. Tesi rigettata con foga ancora da Piunti e la Emili, che contestano il diniego ricevuto in precedenza. “Presidente, lei si sta prendendo una grossa responsabilità”, ammonisce l’esponente azzurro. “Ho chiesto all’inizio di parlare, me lo ha impedito. Dinanzi alla sua risposta ci siamo subito mobilitati. Vi siete appigliati ad una norma che non permette all’emiciclo di discutere su una questione di cui parla l’intera città. L’altra volta presentai in corsa un odg sull’incrocio di Via Asiago e fu tranquillamente affrontato, oggi su una situazione molto più importante trovate il cavillo. Evitate il confronto, siete solo bravi a trincerarvi dietro a comunicati stampa”.

Pochi istanti ed arriva il ritiro dell’odg – divenuto nel frattempo interrogazione – ad opera di Gabrielli: “Sono costretto a farlo. Il discorso andava esteso a tutti i consiglieri, che rappresentano una città allibita. Mi aspettavo un sindaco capace di parlare e non trincerato dietro al mutismo. Non gli fa onore”.

Alle 23, quando la Sala Consiliare si è già svuotata, Luca Vignoli biasima la condotta dei berlusconiani: “C’è stato un errore a priori. Un ordine del giorno deve contenere un invito al voto, in quel documento si chiedeva solamente di informare il consesso. Ecco spiegata la variazione in interrogazione. Ad ogni modo, il primo cittadino non ci fa una bella figura”.

Taciturno in assise, Gaspari s’è rifatto su Twitter, a quasi 72 ore dall’ultimo cinguettio: “Terminato anche questo Consiglio Comunale, come sempre approvati tutti i punti. L’assestamento di Bilancio non porta bene”.

Per la cronaca, la delibera sull’assestamento del 2013 (votata nel novembre di un anno fa) venne annullata dal Tar. Forse sarebbe stato il caso di prolungare il silenzio…

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