SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Non c’è bisogno che il sindaco Gaspari si dimetta, dopo la conferma del danno erariale a lui imputabile a causa delle scelte in tema di Piano Regolatore, quando cestinò il lavoro dell’ingegner Bellagamba per far subentrare lo staff di Luigina Stazio. Anzi tra le tante scelte di Gaspari, a livello politico-amministrativo non è neppure la più commendevole, se non fosse che il lavoro di Bellagamba, brutto e buono che fosse (brutto, per Gaspari) venne affossato e sostituito dagli elaborati della Zazio con un fine sbandierato ripetutamente durante la campagna elettorale del 2006 e poi nei primi illusori mesi del suo mandato: dotare San Benedetto di un nuovo strumento urbanistico regolatore.

Lasciamo che le sentenze, infatti, come disse lo stesso Gaspari dopo la condanna di primo grado, si commentino da sole. C’è poco da aggiungere sul fatto che il danno erariale per il Comune di San Benedetto sia di 170 mila euro, di cui 119 imputabili al sindaco e 51 mila al dirigente Polidori (secondo il suo avvocato Ortenzi si tratterebbe di poca cosa, ma questa è la goccia che fa traboccare il vaso rispetto a tanti fatti avvenuti negli ultimi anni dove l’ingegner Polidori non è parso, sovente, granché brillante; le sue indecisioni rispetto alla centrale di stoccaggio del gas, infatti, stridono con un ruolo che dovrebbe garantire la massima determinazione in quello come altri ambiti).

Ma la sentenza analizza una denuncia, quella del consigliere comunale di Forza Italia Bruno Gabrielli, ma non la sua storia. Perché quei 119 mila (o 170 mila) euro di danno andrebbero inseriti in una “storify” congrua di quanto Gaspari, nell’ambito urbanistico generale, ha promesso, avviato e disfatto.

Il dramma (purtroppo) è politico e non meramente relativo ad una sentenza amministrativa, anche se questa pesa e sarà il ritornello che oramai accompagnerà Gaspari davanti ai suoi oppositori (la qual cosa è scontata, e il sindaco sa di doverla scontare perché è così che funziona la politica del consenso).

Ricapitoliamo: Bellagamba ha l’incarico di realizzare il nuovo Prg nell’ambito del mandato di centrodestra di Martinelli, nel 2006 Gaspari vince le elezioni con l’impegno primario di realizzare un nuovo Piano Regolatore (con tanto altro di contorno del tutto irrealizzato o peggio, alle volte, degradato), le vince, accartoccia il lavoro di Bellagamba (già pagato per i 4/5 dell’onorario e infine per la somma intera, se la memoria non ci inganna), si affida a Luigina Zazio, il Comune paga cifre elevate di onorari mensili, dopo quattro anni il progetto “Piano Regolatore” è del tutto fuori la portata di Gaspari e soci che ripiegano sulla famosa “Megavariante” scatenando una coalizione popolare di opposizione.

Vince di nuovo le elezioni e nel frattempo anche tutto il grande lavoro della Megavariante svanisce. Restano i Poru (Piani Operativi di Riqualificazione Urbana) e il Piano Regolatore del Porto di San Benedetto.

Passaggi importanti ma minimali, dopo ben 8 anni di governo cittadino, quando le prospettive iniziali non solo erano di un nuovo Prg ma, addirittura, di una Unione di Comuni della Riviera dove l’impianto urbanistico condiviso sarebbe stato la base per uno sviluppo più armonioso e innovativo di una città affogata in una densità di abitanti eccessiva, con servizi da gestire in maniera condivisa con i comuni limitrofi.

L’Unione dei Comuni naufragò, nelle parole dello stesso Gaspari, l’ultima volta che accettò di venire nella nostra redazione (quanta poca eleganza, era la campagna elettorale 2011), nella gestione di una gara ciclo-turistica con percorso intercomunale. Non si rida, è tutto vero.

La Pianificazione Urbanistica, è naufragata peggio, in una sentenza di condanna della Corte dei Conti.

A fronte di ciò, resta il forte rammarico per un sindaco che di fronte a cittadini e parte della stampa che hanno tentato di stimolare soluzioni fornendo nel corso degli anni numerosi spunti innovativi che una mentalità aperta e curiosa avrebbe assolutamente fatto suoi e rilanciato, si è invece chiuso in un cerchietto magico di facce lunghe e di gestione di un piccolo potere municipale vecchio stile.

Ma forse questo è l’unico modo per governare questa città.

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