Dal numero 1007 di Riviera Oggi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La crisi economica che si sta registrando in Italia sta attanagliando l’intera collettività. Cittadini e imprenditori. Sia a livello nazionale che quello locale. Ognuno è alle prese con le proprie difficoltà. Abbiamo chiesto, a proposito, una riflessione all’imprenditore Tonino  Forlì, presidente de “Lafenice Srl” (settore idrotermosanitario).

“Purtroppo è chiaro all’intera comunità che si sta vivendo un periodo veramente difficile dal punto di vista economico e lavorativo. Una crisi complicata da gestire. Per i cittadini, gli imprenditori ma direi per qualsiasi ente. San Benedetto, come altre realtà cittadine, sta pagando il prezzo dell’incomprensione generale che avvolge l’Italia. Incomprensione generata, in primis, della classe dirigente politica. Perché in alcune parti dell’Europa si sta registrando una piccola ma continua crescita? Credo, semplicemente, perché politicamente stiano facendo un lavoro serio. Compiuto da persone competenti. Da noi sono anni che si litiga o discute ma, di fatto, non si agisce mai concretamente. E a pagare siamo noi”.

A San Benedetto come giudicherebbe la situazione politica e sociale?

Innanzitutto ci tengo a precisare che io non guardo alle ‘ideologie’ o ai ‘colori’ ma faccio affidamento alla figura dell’uomo. Ho sempre votato in base a quanto potesse essere affidabile una persona. Inoltre credo che per far funzionare le cose, sia a livello comunale sia a livello aziendale, più che il singolo conta un buon gruppo. Se si ha una squadra unita e competente, i risultati buoni arrivano sempre. Soprattutto con l’unità. Secondo me la politica sambenedettese sta pagando il prezzo di quella nazionale. Se sono presenti delle insicurezze o delle problematiche, sono consequenziali a quelle che si stanno avendo dal sistema nazionale. Non punterei il dito a qualcuno in particolare perché, come ho detto prima, è un problema di gruppo. La squadra deve avere i giri giusti sennò si fatica a ottenere i risultati. In passato ho avuto una grande stima per il sindaco Primo Gregori, grande uomo e che sapeva appunto gestire, insieme ad altri, le problematiche. Inoltre c’è il problema della burocrazia. Troppo lenta e complicata che scoraggia possibili investimenti su varie attività. Per non parlare delle banche che non facilitano la possibilità di realizzare dei progetti. Mi piange il cuore vedere San Benedetto spegnersi e soffrire perché ha grandi risorse che possono e devono essere sfruttate a dovere”.

Secondo lei come si evolveranno le cose? Si potrà uscire dalla crisi? Quale soluzione proporrebbe?

“Non vedo una soluzione a breve termine. Ci vuole tempo per risanare l’intera economia italiana. I politici devono cominciare a fare le cose seriamente. E in fretta. Per uscire dalla crisi bisognerebbe puntare assolutamente sui giovani. Noi abbiamo ragazzi dotati d’intelligenza, creatività, fantasia e carichi d’idee innovative. Solo che non crediamo in loro. Spegniamo il loro entusiasmo e spesso sono costretti ad andare all’estero dove sono maggiormente considerati. Non dargli spazio è un grave errore. I giovani sono la nostra risorsa numero uno. Inoltre le banche devono essere meno rigide e più flessibili per concedere possibilità e investimenti per realizzare vari progetti che possono portare benessere in tutti i campi. Parlando di San Benedetto, invece, vorrei che ci fosse più unità e collaborazione tra tutti gli enti. Meno egoismo. Bisogna produrre una competizione sana, in altre parole che la concorrenza generi risultati buoni all’intera città. Deve essere una concorrenza basata sul creare e non sul distruggere. Penso che in questo modo si possa affrontare e sconfiggere la crisi e rilanciarsi sul mercato e sul mondo del lavoro”.

Qual è la situazione economica della sua azienda? Come riuscite a gestire questo periodo difficile?

“Abbiamo le nostre difficoltà quotidiane, come la maggior parte delle ditte, ma abbiamo un quadro piuttosto buono e confortevole. I nostri 42 dipendenti più i nostri 10 agenti di vendita, sono per noi la nostra forza e la nostra eccellenza. La gestione aziendale, da parte dei miei figli, improntata, sul dinamismo e sull’innovazione sta generando un ottimo livello di apprezzamento e fidelizzazione dei nostri clienti. Ringrazio i miei figli per la passione e la dedizione che mettono nella gestione quotidiana.  Abbiamo cinque filiali più la sede. Operiamo nelle provincie di Teramo, Ascoli, Fermo e Macerata. Nel 2014 realizzeremo dieci milioni di fatturato circa. Per me è una bella soddisfazione. Ho 80 anni ed è dal 1966 che faccio questo lavoro. Iniziai con la Thermopicena, in collaborazione con il mio socio di allora Eolo Di Concetto. In tutti questi anni ho potuto visionare varie realtà e ad assistere altri momenti delicati. Nel 2000 abbiamo avuto la parentesi collaborativa con Prontogros Mam (sede a Cesena). La società poi ebbe problemi e chiuse. Nel 2011 ho ripreso l’attività in prima linea (Lafenice Srl). C’è stata una separazione consensuale e amichevole con il mio storico socio Eolo Di Concetto e ora gestisco l’azienda con i miei figli. Posso dire che sono molto soddisfatto del progresso che stiamo avendo. La speranza è che si possa comunque far meglio ma tutto dipenderà da come il nostro mercato saprà superare questa crisi. Naturalmente speriamo che si superi questo momento il prima possibile.   

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