Dal numero 1007 di Riviera Oggi, in edicola.

“A volte ci si riesce”, commentava su Facebook Gianluca Pasqualini il giorno della rimozione dell’antenna Vodafone dal sito all’Agraria. Un sospiro di sollievo per il quartiere, abbinato ad una vittoria personale, ottenuta dopo le urla e i pugni sbattuti sul tavolo durante la turbolenta cena di maggioranza.

E’ la storia del politico e della sua roccaforte; più o meno popolosa. Ma cosa succede quando i problemi si verificano altrove? Esistono zone di serie A ed altre di serie B? E, soprattutto, chi non ha un referente da far sedere in Consiglio, ovviamente sul fronte governativo, deve accontentarsi delle preghiere?

“Quando ci si candida non si rappresenta una sola parte di San Benedetto, bensì l’intera collettività”, ha tenuto a precisare la segretaria del Pd, Sabrina Gregori. “In Parlamento è normale che deputati o senatori pongano l’attenzione sul loro territorio d’appartenenza, ma in piccoli centri come il nostro bisogna ragionare in maniera ampia”.

Nessun processo a Pasqualini, ci mancherebbe. Non è il primo e manco l’unico. In assise sono svariati i casi del consigliere espressione di una piccola fetta di territorio: Andrea Marinucci è influentissimo alla Sentina, Vinicio Liberati è forte al Paese Alto. Fino ad arrivare a chi in passato ha rivestito il ruolo di Presidente di Quartiere ed ha utilizzato la carica come trampolino di lancio per la politica.

Se però il consenso politico si limita ad una questione di mini-orticello, da coltivare e far fruttare, la strada – lasciatecelo dire – non è quella corretta.

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