MASSIGNANO – Durante l’incontro del 13 ottobre a Massignano in cui sono state esposte le problematiche circa l’eventuale costruzione di un impianto di cogenerazione a biomasse, gli esperti intervenuti, hanno dato un quadro chiaro circa la natura, la pericolosità e le conseguenze di questa installazione. A questi si sono alternati alcuni cittadini in parte favorevoli all’impianto, e alcuni membri di “Verdemarche s.r.l” la società responsabile del progetto.

Il dottor Federico Valerio, chimico e ricercatore presso l’Istituto Nazionale Ricerca Cancro ha risposto a tre domande effettuate dalla cittadinanza: Che cos’è questa centrale? Qual è l’impatto sull’inquinamento? Come vede la collocazione di tale impianto in una zona definita dall’ARPAM altamente inquinata?

Alla prima domanda Ha risposto: “L’impianto consiste nell’utilizzo di cippato (legname), biologico triturato, viene inserito in contenitori dove viene essiccato da potenti motori, per poi essere inserito in contenitori stagni dove avviene il riscaldamento, senza combustione, 24 ore su 24 per 11 mesi l’anno. Il legname degrada in molecole più piccole fino a produrre gas calorifici, utilizzati per finalità energetiche (Biossido di carbonio, idrogeno, metano).”

Circa gli effetti inquinanti, continua Valerio: “Ovviamente i gas di scarico sono materiale inquinante, (ossido di carbonio e polveri sottili, idrocarburi, policiclici aromatici ,diossine) che verrebbero immessi nell’aria incessantemente. Il legname, solitamente materiale di scarto, potrebbe risultare intriso a sua volta di sostanze nocive assorbite nel tempo. Inoltre l’attività di mantenimento del legname non ancora essiccato può costituire fonte di formazione di microbi.”

Il collocamento in tale zona già altamente inquinata: “Il territorio di Marina di Massignano è già classificato secondo le norme di legge come a rischio di superamento del limite inquinamento dell’aria, perciò costituirebbe un ulteriore ostacolo alla salvaguardia dell’ambiente. Il problema si ridurrebbe solo se all’impianto conseguisse lo spegnimento di fonti di energia altamente inquinanti già presenti nel territorio, cosa che non riguarda la zona in questione dal momento che le caldaie a metano presenti risultano essere decisamente meno inquinanti.”

Il dottor Gianni Vantaggi , medico ambiente ISDE Italia, ha specificato i danni alla salute provocati dall’emissione di micropolveri inquinanti, alle quali poco servirebbe l’applicazione di eventuali filtri: “Il danni maggiore riguarderebbero, l’apparato respiratorio, l’ aumento di malattie cardio-circolatorie, nonché rischio di cancro”.

Nonostante alcuni cittadini intervenuti a favore del progetto, sostenendo che il legname risulterebbe essere legno vergine e non di scarto, Vantaggi ha aggiunto: “ciò non esclude che potrebbero permanere i problemi, come nel caso esemplare di legno vergine  importato da territori, come quello Ucraino, dove in passato sono accadute disgrazie ambientali”.

Il dottore ha valutato il problema anche dal punto di vista politico, sostenendo che: “L’Italia potrebbe agevolare l’utilizzo di energia rinnovabile, oppure dare sostegno alle famiglie, piuttosto che concedere incentivi alle imprese per l’utilizzo di vecchi, e la costruzione nuovi inceneritori come stabilito dal Decreto Sblocca Italia. Tale decreto sarebbe un tentativo invano di eludere, tramite i gassificatori e gli inceneritori, l’annoso problema italiano dello smaltimento dei rifiuti. La ragione è che gli stessi inceneritori causerebbero altrettanti danni ambientali con il loro materiale di scarto.”

In conclusione, è intervenuto anche Marziano Ambruosi, imprenditore locale e membro della società promotrice dell’impianto a biomassa; “Verde Marche s.r.l.”. Quest’ultimo ha esposto gli argomenti a favore della propria causa, sostenendo che lo scopo del proprio operato è la rivalorizzazione del territorio massignanese, sia dal punto di vista industriale sia da quello dei servizi.

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