GROTTAMMARE – Quando Piccoli è arrivato alla cena, il direttore l’ha subito avvertito: “Oggi ti tocca Pisani”. Il direttore viene messo a sedere vicino al sottoscritto, tra un bel piatto di pesce, la Gnani, e il burrascoso Mosconi. Passiamo una serata molto divertente, tra scambi col mister e appunti presi di nascosto, mentre Piccoli si sbottona un po’. L’intervista parte nel crinale della cena, ancora seduti al tavolo, con Mosconi che assiste e interviene divertito.

Domenica arriva il Fano, dopo la burrascosa partita di coppa. Com’è l’avvicinamento alla partita?

“Per noi tutte le partite sono importanti, ma per il sottoscritto questa lo è in modo particolare – la sento di più, com’è giusto che sia. per quanto riguarda lo “scontro” in tribuna, posso solo dire che – ci fossero telecamere, negli spogliatoi e nei tunnel – cose del genere succederebbero ogni due, tre partite”

Come mai c’è questo rapporto conflittuale, col Fano?

“Quando chiudi un periodo lavorativo con una retrocessione può succedere, nonostante le belle cose fatte nel periodo precedente. Io non ho mai lavorato per i ricordi, ma per i risultati. Mi resta il rammarico di non aver lasciato abbastanza di concreto per la stagione successiva. Eppure l’anno dopo 7/11 della squadra che avevamo formato ha vinto nei rispettivi campionati, o ha raggiunto l’obiettivo salvezza. Penso a Marolda e Colombaretti; anche l’allenatore ha fatto bene, alla Spal, l’anno successivo”

Cos’era successo, allora?

“Nel momento in cui bisognava fare mercato, in inverno, si è pensato troppo alla società (un’associazione di tifosi aveva proposto un nuovo socio) e non alla squadra. C’era da prendere un portiere forte, di categoria, e non è stato fatto. Risultato? Il socio non è arrivato e noi siamo retrocessi”

La principale differenza tra quel Fano e questa Samb sta proprio nella (nuova) solidità societaria?

“San Benedetto per me è stata una grandissima crescita, sotto tutti i punti di vista. E’ una splendida esperienza e…” – “…E ha conosciuto il Mosco!“. Il mister irrompe nella conversazione, e Piccoli gli dà ragione: “E’ vero, ho conosciuto il mister, Moneti, Arcipreti, e ora anche Bucci. Persone meravigliose, con le quali ci si aiuta a vicenda e c’è una grande unità d’intenti.

Con Andrea (Mosconi, ndr) ormai siamo una famiglia: ci aiutiamo a vicenda, le nostre famiglie escono insieme… Tutto ciò è fondamentale, per noi. Non c’è paura di chiamarci, se abbiamo un problema, e c’è grande unità d’intenti. Tutti sappiamo che ci saranno momenti difficili, ma sappiamo anche che – uniti – supereremo tutto.

Rispetto a Fano ho la possibilità di occuparmi esclusivamente della parte societaria: con i granata ho dovuto occuparmi anche del lato tecnico, in parte, mentre qui c’è Alvaro Arcipreti, un grande professionista del quale possiamo fidarci ciecamente”

Durante la cena Bucci ha parlato molto dell’importanza di evitare squalifiche, da parte dei tifosi. In che modo state operando, in tal senso?

“Partiamo dal presupposto che San Benedetto deve veramente tanto ai tifosi, perché se questa è una delle piazze più belle d’Italia è grazie a loro. Ricordo quando – qualche anno fa – venni a vedere il play-off con l’Ancona, al Riviera. Partita molto bella, ma io mi giravo ogni due minuti verso la curva, perché lì c’era uno spettacolo meraviglioso. Sogno di rivedere quel pubblico tutte le settimane.

Il Riviera deve essere il nostro fortino, e – in tal senso – dobbiamo evitare assolutamente di farci squalificare il campo: ora con due segnalazioni (anche fantasiose) dell’arbitro si rischia di giocare a porte chiuse. Abbiamo molta fiducia nella maturità dei tifosi, confortati anche dalla scorsa stagione – nonostante la partita con la Cagliese, dove l’arbitro ha esagerato. I tifosi sanno che basta poco, agli arbitri, per richiamarci: non dobbiamo dar loro questa possibilità”

Rispetto allo scorso anno ci sono molte più iniziative. Avete in mente altro, per i prossimi mesi?

“Di iniziative ce ne sono molte, e stiamo lavorando bene: la città è sempre più coinvolta, e – rispetto allo scorso anno, quando si era ancora scottati dal fallimento – si respira un’altra aria. Basta vedere la gara col Giulianova, con la curva piena e i tifosi che ci hanno spinto dal primo all’ultimo minuto”

Hai già detto di non occuparti in prima persona del lato tecnico. Ma qual è la tua opinione sul ritorno di Carteri? E’ la mossa giusta?

“In questo anno e mezzo con Alvaro (Arcipreti, ndr) ho avuto modo di conoscere una persona importante, che stimo tantissimo. Sa fare benissimo il suo lavoro, e – preparati come lui – ne ho visti pochi. Ritengo che, se ha voluto aggiungere Carteri a questo organico, significa che ha valutato la cosa e pensato che fosse la soluzione migliore per completare la squadra. Mi fido di lui, così come si fidano i presidenti e l’allenatore”

Hai lavorato anche nel calcio a 5, per molti anni. Quali sono le differenze col calcio a 11?

“Sono entrambi sport di squadra: la gestione e l’organizzazione di base è la stessa, e la parte organizzativa resta grosso modo uguale. Nel calcio ci sono più giocatori da gestire, e uno staff più corposo, ma il resto non cambia”

Qui a San Benedetto hai intorno due presidenti, un’associazione di tifosi, un ds molto sanguigno, e un allenatore che non le manda a dire (Mosconi protesta, giocosamente). Come ti trovi, tra tutti questi fuochi?

“A livello societario i due presidenti si compensano bene, e sono molto uniti. Col mister – come ho detto – siamo una famiglia. Con l’associazione c’è un clima molto più disteso, anche perché – rispetto lo scorso anno – ci conoscono meglio e sanno della nostra serietà”

Con Noi Samb tutto bene, quindi. Sentite vicini anche i tifosi? 

“Basta guardare la Curva Nord nella partita contro il Giulianova: 1800 persone in curva che hanno cantato e tifato per tutta la partita. Sono il nostro motore e la nostra forza, e non li deluderemo”

Cosa hai pensato, quando si è prospettata la possibilità di arrivare a San Benedetto?

“Emozioni forti e contrastanti. Da un lato l’enorme responsabilità di questo ruolo – per il quale dovevo essere all’altezza – dall’altro la voglia di mettermi in gioco in una piazza importante come questa. Per carattere, lavoro meglio sotto pressione. Sono a San Benedetto non a caso, altrimenti – dato che un lavoro ce l’ho – mi terrei i sabati e le domeniche libere. Sono qui per voglia e passione, e la sfida non mi spaventa”

Nel frattempo Arcipreti è uscito, per andare a controllare i giocatori – usciti a cena. Piccoli scherza, ma non troppo: “Fa bene, che domenica è importante!”. Poi corregge il tiro: “A parte gli scherzi, con i giocatori c’è molta fiducia. Da parte nostra sappiamo di dover controllare, di tanto in tanto, ma sappiamo anche di poterci fidare dei ragazzi – che sono tutti degli ottimi professionisti”

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