SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è conclusa anche la terza giornata del campionato di serie A, 2014-2015. Quasi in regola con le previsioni estive: Roma e Juventus in testa da sole e sempre vittoriose. Inter quinta. Il quasi riguarda principalmente il Napoli che sta pagando sul campo la delusione dell’esclusione dalla Champion nella quale si preparava ad essere protagonista. Una cosa simile capitò all’Udinese due anni fa quando pagò lo scotto con una partenza bruttissima alla quale rimediò con un grandissimo girone di ritorno. Alla fine i valori vengono a galla per cui il Napoli che ne ha tanti può stare tranquillo. Una piccola sorpresa del momento può considerarsi anche il Milan con il suo quarto posto da solo. Non il Verona che, anche un anno fa, ebbe la stessa partenza bruciante. Passo subito all’analisi delle gare.

Juventus e Roma hanno vinto mantenendo la porta imbattuta, Buffon ha superato addirittura gli 800 minuti. I bianconeri di Allegri hanno fatto la solita partita di attacco con il vantaggio, che dura ormai da tempo memorabile, di avere calciatori che raramente sbagliano un passaggio oltre a saper difendere il pallone come nessun’altra squadra. Due doti che, non solo permettono un possesso di palla leggermente inferiore a quello del grande Barcellona di Guardiola ma anche creano grandi difficoltà agli avversari che vorrebbero recuperare la sfera. Atteggiamento contro il quale Inzaghi non ha saputo trovare le necessarie contromisure perché ha cercato soltanto di affollare la propria metà come solitamente fanno le piccole squadre contro le grandi, nella speranza di fare zero a zero. Da Pippo Inzaghi non mi aspettavo una resa preventiva come se stesse allenando giocatori di secondo livello in serie A. Non è piaciuto il modo con cui ha perso, con l’aggravante che le sue dichiarazioni post gara sono state in linea con la gara giocata “Sono superiori, non potevamo fare di più“. Come se in serie A, ma anche in tutte le serie calcistiche, vincesse sempre la squadra favorita. Ha dato un brutto segnale ai suoi ragazzi che individualmente non hanno nulla da invidiare ai colleghi juventini. Saranno sì più organizzati, più abituati a vincere ma arrendersi a priori è stato, secondo me, sbagliatissimo e mortificante per i rossoneri.

Anche i tre punti dei giallorossi della Roma con il Cagliari non erano scontati perché negli anni precedenti i sardi hanno spesso vinto all’Olimpico. Garzia ha capito che, specialmente con le piccole squadre, non bisogna buttarsi allo sbaraglio ma attaccare con raziocinio puntando principalmente a non prendere gol. Quello loro, con gli attaccanti che ha, arriva sempre, prima o poi. Stavolta prima.

Assolutamente insufficiente la prova dei nerazzurri di Mazzarri che ha commesso errori che da lui non mi aspettavo. Passi per l’errore di Vidic (unico della gara ma non il primo in questo campionato) ma  iniziare le azioni con tanta lentezza e con una grandissima paura di sbagliare non è da giocatori da Inter. Per non parlare di come facilmente, a differenza della Juventus, perdono il pallone appena un avversario si avvicina. La manovra in tal modo non scorre mai fluida na vive sulle giocate di Guarin (bravo il tecnico a cambiargli ruolo) o sulle verticalizzazioni di Kovacic.

Il tecnico del Palermo l’ascolano Iachini,  lo ha capito e, invece di cercare di contenere un Inter un po’ più precisa quando i siciliani stavano dimostrando una specie di complesso di inferiorità, ha inserito un altro attaccante obbligando gli avversari a tenere un uomo in più nella propria metà campo. A Mazzarri bastava sostituire i due attaccanti (ieri sera poco mobili e ispirati) con altri due attaccanti per continuare a tenere il pallino del gioco: regalato invece all’avversario facendo diventare Dodo (pessima la sua prova) terzino a tutti gli effetti e togliendo a centrocampo il migliore in campo Kovacic (non l’ha presa bene, giustamente); quindi spezzando la squadra in due.

Il risultato è stato che il éPalermo ha sfiorato il raddoppio dopo un buon possesso palla mentre l’Inter ha avuto due occasioni in seguito a calci piazzati o lanci lungi ben sfruttati dai giocatori di maggior classe, in particolare da un Guarin irresistibile nell’uomo contro uomo. Magari mi sbaglio ma mi è sembrato che nella parte finale della gara abbia il tecnico sussurrato ad un suo collaboratore queste parole: “Se qualcuno prova  a dirmi che sono un difensivista, che ho paura, gliene dico quattro. Ma l’ho fatto oggi e non lo farò più“. Una mia fantasia? Me lo auguro per lui. Parola da interista che finora ha sempre difeso il tecnico toscano.

Tra parentesi per non essere frainteso: da alcuni mesi tutte le decisioni importanti dubbie come i gol in sospetto fuorigioco o rigori poco chiari vengono giudicati sempre contro l’Inter. Ma anche le espulsioni. Andate a controllare se non ci credete. Aggiungo anche che spesso questo tipo di atteggiamento riguarda più i guardalinee che gli arbitri. Nell’epoca di Calciopoli accadeva il contrario.

 

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