INCIPIT ALL’ARTICOLO Per comprendere la follia della situazione italiana ed europea, si ricordi che pochi giorni fa il presidente della principale istituzione di fatto dell’Unione, la Banca Centrale Europea, ha dichiarato di attuare misure non convenzionali per cercare di immettere liquidità nell’economia reale. Con lo stesso identico sforzo (premere dei tasti su un computer e inviare dei bit elettronici) potrebbe dare al governo italiano 20 miliardi di euro non gravati da interesse né dall’obbligo di restituzione. 

Se vi scandalizzate perché una Banca Centrale può agire riducendo le tasse sulle imprese o garantendo servizi essenziali, allora dovreste impazzire di rabbia sapendo che lo stesso identico sforzo (inviare dei bit elettronici per la stessa cifra e anche 50 o 100 volte superiore) viene fatto per inondare le banche europee di denaro stampato ex novo. 

Nel primo caso, una Banca Centrale posta sotto il controllo democratico, garantirebbe una società di uomini liberi.

Nel secondo caso si ha una società dei debitori (citazione Zygmunt Baumann).

Carlo Cottarelli è un uomo che ragiona – o finge di ragionare – come se venisse da almeno un secolo addietro, dagli anni Venti. Il dramma è che quest’uomo sta dicendo al governo italiano, sorretto dall’altro bardo novecentesco che si chiama Pier Carlo Padoan, cosa deve fare. A capo di tutti un altro uomo, più giovane, che ha due scelte: o eseguire, o scendere dal cavallo (e sa che lo vogliono far fuori, e non il sottobosco da prima serata della Casta e le “corporazioni” e tutte le altre menate con le quali si è creata l’audience degli italiani per la politica: no, lo vogliono far fuori loro, la Troika e discendenti italioti: ma questo è un altro discorso).

Carlo Cottarelli è un telegrafo al tempo del wifi, un acquerello naturalistico prima di Monet e Degas, una partita di calcio fiorentino giocata in contemporanea con la finale dei mondiali Germania-Argentina: non se lo dovrebbe filare nessuno. Su Repubblica.it si leggono cose che un fan dei Nirvana valuterebbe, in campo di musica pop, antiche come un ritornello di Natalino Otto. Epperò nessuno a scuola, sui giornali, nei partiti (lasciate perdere, persino qui in provincia assessori e consiglieri comunali si versano acqua gelata per fare i ganzi, ma non si sa quanto hanno destinato in beneficenza né mai hanno ragionato sul fatto che la beneficenza è necessaria quando lo Stato non funziona a dovere: altra storia lunga), per strada, sa come contrapporsi a Cottarelli. Cottarelli ha vinto, l’ideologia neoliberista ha vinto, stravinto, e quel che dice è legge per tutti, non c’è opposizione che tenga. I cervelli sono letteralmente divelti.

Scrive Repubblica.it: “Secondo Cottarelli sono possibili tagli da 20 miliardi in mille giorni, partendo da una base di spesa primaria di 700 miliardi. Ma poi bisogna andare oltre. A Cernobbio, il commissario, apparso ottimista, ha ricordato che “il processo di revisione della spesa pubblica sta riguardando più paesi perché la globalizzazione impone che la tassazione non possa essere più alta“.

Cottarelli ha vinto perché ha vinto “il mito” che le tasse servono per pagare la spesa dello Stato, per cui solo riducendo la spesa pubblica si possono ridurre le tasse.

Ma questo era vero quando alla base del valore della moneta c’era l’oro conservato dallo Stato. Da almeno 43 anni non è più così. Lo sanno negli Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna, Svizzera, Turchia, Polonia, Russia, Cina, Giappone, Australia. 

Noi stiamo affidando il nostro governo e il nostro Stato a dei reperti archeologici che, se non ricoprissero posizioni importanti, sembrerebbero delle barzellette viventi.

Tagliare le spese di 20 miliardi per diminuire le tasse di 5-6 miliardi (c’è il Fiscal Compact, c’è il pareggio di bilancio, ci sono gli interessi passivi da pagare, quindi non tutto il risparmio eventuale potrà andare a beneficio della riduzione delle tasse) porterà l’Italia sempre più velocemente verso la distruzione (spiegheremo poi come s’attutirà lo schianto). Un treno partito nel 1992, deragliato nel 2008 e nel 2011 ed ora impossibile da rimettere sui binari. 

Nel piano di questo governo, dove Renzi fa la foglia di fico e Padoan l’uomo d’onore di Draghi, occorre ricordarlo a tutti, vi è già dal Def di aprile un incremento di pressione fiscale per circa 3 miliardi rispetto al 2013. Come accaduto negli ultimi 4 anni non vi sarà rimedio alla recessione, ovvero alla distruzione di imprese, esperienze, lavoro, sogni, cultura, ambiente, bellezza.

UN APPELLO Vorrei tanto trovare politici, eletti o meno, che dichiarino la loro opposizione ai Cottarelli e Padoan. Specialmente relativo a politici dell’area di governo (troppo facile dall’opposizione). Per favore, se leggete questo articolo e restate portatori d’acqua passivi e coscienti, in futuro non elogiate più Berlinguer, o i partigiani, o magari parenti che in passato hanno combattuto il fascismo. Per favore, o fate della vostra presenza un atto, non dico di coraggio, ma di verità, oppure evitate di infastidire la riflessione sull’Italia di oggi con la retorica romantica di quel che è stato ed oggi non è.

 

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