SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il progetto della Social Street potrebbe arrivare a San Benedetto. A lanciare la proposta è l’assessore alle Politiche Sociali Margherita Sorge, che convocherà al più presto una riunione con i sedici presidenti di quartiere.

La Sorge si è appassionata all’idea dopo aver sbirciato in rete il racconto di esperienze simili sparse in tutta Italia. Ad oggi, sono quasi 300 le strade che hanno aderito alla Social Street, con circa 15 mila persone coinvolte. Il fenomeno si sta espandendo anche oltre confine, soprattutto in Portogallo.

Ma di cosa si tratta? Per quel che riguarda il nostro Paese, l’iniziativa prende vita circa un anno fa a Bologna dalla volontà del blogger Federico Bastiani di mettere in contatto vicini di casa e di strada. Nessun regolamento, nessuna struttura fissa, nessuna associazione. Solo la voglia di scambiare conoscenze ed instaurare rapporti di fiducia.

Si va dal prestito di libri e film al passaggio di vestiti usati, dal mercatino dell’antico e di giocattoli ai servizi di dog-sitter. La Sorge però è più interessata ad un altro aspetto, legato precisamente al recupero di beni comuni e di spazi urbani. Un invito già lanciato diverse volte dal sindaco Gaspari ai sambenedettesi che protestano per la movida molesta: “Riconquistate fisicamente i vostri luoghi, organizzate feste e manifestazioni”.

Da questo principio si potrebbe partire per la gestione da parte dei quartieri di spazi pubblici degradati, per la cura e la piantumazione di palme e aiuole, ma pure per la pulizia di alcune vie e la realizzazione di fioriere ed orti urbani.

La Social Street, per essere tale, non deve far riferimento a partiti politici o movimenti. “Non sono nati per qualcosa in particolare o per protestare contro qualcosa – spiega Bastiani – intendiamo riappropriarci del nostro territorio”.

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