Sono stanco degli incendiari a Roma, quelli che, senza capirne un’acca nel 99% dei casi, alzano la paletta dell’obbedienza al partito e votano pareggio di bilancio, Fiscal Compact, avanzi di bilancio record (aumento delle tasse e riduzione della spesa pubblica per far sì che il lavoro degli italiani garantisca chi specula sulle rendite finanziarie dei titoli di stato, che appunto sono sicure finché gli italiani non si ribelleranno, e non lo fanno ininterrottamente dal 1992) incuranti di stringere il cappio attorno al futuro dei cittadini che li hanno eletti.

Poi ti vengono in provincia e si affannano (forse) per l’industria che chiude e delocalizza perché massacrata dalle tasse (decise a Roma su ordine di Bruxelles e gradimento di Berlino), e s’affannano ancora nei tavoli di coordinamento per ottenere una briciola di cassa integrazione straordinaria o di riassunzioni eccetera eccetera. Oppure vanno davanti agli ospedali e giurano che faranno di tutto per non far chiudere reparti eccetera eccetera, in una schizofrenia che a Roma, nel solito triangolo, chiude tutti i rubinetti e poi in provincia tenta di aprirli per ottenere una goccia secca secca.

Vanno nelle scuole e nelle università perché sono a favore della ricerca e dell’istruzione pubblica eccetera eccetera, ed è sempre il solito discorso.

Che se ne restino a Roma tutti i nostri Parlamentari, a bruciare l’Italia per bene. Ma non venissero poi col secchiello da spiaggia a dire che loro non ce la fanno, a spegnerlo. Ve prego.

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