SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Per la segretaria comunale, la relazione della Commissione sullo stadio non può essere presentata in Consiglio. Le motivazioni però non sono mai state comunicate al presidente Pierluigi Tassotti.

L’ennesimo smacco di una vicenda interminabile va in scena nell’ultima settimana d’agosto, dopo che il capo dell’assise, Marco Calvaresi, aveva scritto a Fiorella Pierbattista per comprendere le ragioni della decisione adottata.

I dubbi espressi il 21 agosto sono stati fugati in appena ventriquattr’ore. “Nella seduta dell’8 agosto la relazione conclusiva non poteva essere discussa per mancanza del numero legale. Il presidente avrebbe dovuto stabilire la data della nuova convocazione”. Inoltre, l’atto “non è stato recepito dalla Commissione quale documento sul quale aprire una discussione. Essa è stata contestata da alcuni membri della commissione che chiedevano un nuovo documento”.

Le 50 pagine redatte dall’esponente azzurro rimangono pertanto “una produzione del consigliere Tassotti e non un atto della Commissione che, conseguentemente, non trova in tale veste possibilità di discussione in sede consiliare”.

Calvaresi avrebbe voluto in ogni caso distribuire il materiale agli altri consiglieri che compongono l’emiciclo, “dato che già i membri dell’organo d’indagine l’avevano ricevuta”. Ma pure in questo caso la Pierbattista ha risposto picche: “Non potrà essere il presidente del Consiglio, organo super partes, ad inviare la relazione a tutti i consiglieri comunali”.

Infine, l’ultimo quesito: “La volontà del consesso di accertare i fatti riguardanti il Riviera delle Palme è stata rispettata?”. Replica la segretaria: “La Commissione ha prodotto un lavoro volto alla verifica dei fatti, così come si sono svolti. Detto lavoro risulta tutto documentato. Ciò che è mancata è stata appunto la relazione conclusiva. Il mandato del Consiglio non tendeva e non poteva attribuire alla Commissione d’indagine un potere d’inchiesta, bensì solo strumentale rispetto all’esercizio delle funzioni istituzionalmente spettanti al Consiglio e alle sue competenze decisionali”.

Tassotti, ignaro della corrispondenza tra i due, ha appreso la notizia dagli organi di stampa. “Per mesi mi hanno incolpato di girare informazioni ai giornali prima ancora che ai membri della Commissione, io che dovrei dire?”, ha commentato infastidito.

A non convincere è soprattutto l’ammonimento sull’assenza del numero legale. La minoranza fa infatti notare come per otto mesi l’organo in questione sia stato ripetutamente paragonato ad una comune Commissione, tanto da portare avanti in più occasioni i lavori con appena 3-4 presenti.

Tassotti potrebbe chiedere un parere al Prefetto, con un’aggiuntiva segnalazione del caso all’Unione Nazionale dei segretari degli enti locali. Senza dimenticare l’articolo 76 (punto C, comma 2) del Regolamento del Consiglio Comunale che autorizza un civico consesso a riunirsi su richiesta scritta di almeno di un quinto dei rappresentanti, per la trattazione di oggetti da loro indicati.

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