SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Lunedì 11 agosto, sala stampa del Riviera delle Palme, ore 16, primo incontro esclusivo di Manolo Bucci, neo co-presidente della Sambenedettese Calcio, con Riviera Oggi.  Vi presentiamo il nuovo dirigente con una lunga intervista a tutto campo come nostra abitudine. È giovanissimo, ha appena 37 anni, e ha già alle spalle un’impresa edile stradale che si è costruita con le sue sole forze. Non è, insomma, il classico figlio di papà che vuole divertirsi con il calcio: “Dodici anni fa decisi di intraprendere da solo un’attività per la quale mi sentivo portato ed ora ho 108 dipendenti….”

Detto tra noi mi sembra un tipo simile a Luigi Appierto (il giovane imprenditore torinese che nel maggio scorso si interessò della Samb), per la sua intenzione di investire inizialmente e di voler entrare in punta di piedi nel mondo magico del calcio, magia che rimane nonostante i tantissimi segnali negativi. Ha anche una grande voglia di fare qualcosa per cambiare in meglio il mondo del pallone.

Signor Bucci, ci dica per iniziare le sue prime impressioni dopo 15 giorni di ambiente Samb:  se l’aspettava così, peggiore, migliore?

“Sinceramente ho trovato quello che immaginavo, una città innanzitutto bella, non la conoscevo, una frande fame calcistica ed una grandissima voglia di tornare a fare calcio vero in categorie  ben superiori a quella in cui ci troviamo oggi. Da cosa l’ho capito? Anche senza essere stato mai qui fisicamente c’è un calore che si sente dentro. Ho conosciuto le persone che ci lavorano: uomini e donne che sono qui non perché si arricchiscono, lo fanno con passione  e dedizione oltre ad essere molto competenti nei rispettivi ruoli, il gruppo che ho trovato ha dato un buon responso alle mie motivazioni oltre che tanta sicurezza. Quando vai in un posto nuovo è sempre difficile, ma le persone che ho trovato mi danno la giusta tranquillità.  La piazza anche mi dà molta fiducia”

Una passione che viene da lontano, addirittura dalla metà degli anni 50. Purtroppo un po’ scesa negli ultimi anni per motivi comprensibili

Chiaramente, dopo quello che avete passato, solo grazie ad un amore grandissimo si poteva continuare a coltivare la passione per la propria squadra. In molti altri ambienti, se retrocedi dopo aver vinto un campionato che ti riportava nei professionisti, la tifoseria avrebbe mollato. Mi sento sin da ora di dire che tutte le componenti che ruotano intorno alla società, dai media alle istituzioni, dal tifoso più accesso a quello più tiepido, presto si convinceranno che la società rossoblu ha imboccato la strada giusta con me e Moneti alla guida.

Oggi sta succedendo questo: visto che lei non ha ‘scheletri calcistici nell’armadio” e quindi la fama del ‘venditore di fumo’ come tanti altri che si sono avvicinati da noi prima di Moneti, ora l’unica cosa negativa che si sente in città è questa: “nessuno viene da fuori a regalarti soldi…”

Bisogna capire che le aziende calcio sono a perdere, io la Sambenedettese la considero come le altre non calcistiche che dirigo. Ben sapendo però che perdere inizialmente buone somme di denaro è normale. Tengo però anche in considerazione che, salendo di categoria,  lavorando e programmando, tutto potrebbe cambiare. Oggi bisogna essere coscienti che servono un bel po’ di euro, trovare più risorse possibili per non “ammazzarsi”. Più ne troviamo e più possiamo investire per puntare sempre più in alto nelle prossime stagioni,

A scanso di sorprese negative che al momento non si vedono all’orizzonte, mi piace paragonarla, seppur con le dovute proporzioni, ai vari Zamparini, Preziosi, Spinelli e altri che non dirigono squadre dei loro territori natii (vedi ad esempio contrario  Squinzi-Sassuolo, Bellini-Ascoli) ma durano da anni per la soddisfazione dei tifosi di Palermo, Genoa e Livorno… 

Ha fatto nomi con i quali ho poco da condividere per la statura economica e anche per le realtà sportive che hanno ma ho capito quello che mi vuol dire: Zamparini e Spinelli sono a Palermo e Livorno da tanti anni, Preziosi dopo una parentesi con il Como è al Genoa da molto tempo.  Hanno fatto un lavoro a 360 gradi  e ci sono riusciti. Io però non voglio essere paragonato a nessuno, sono Manolo Bucci, anche se ritengo il suo  un complimento. Fino ad oggi non ho fatto niente, ci ho solo messo la faccia, sto lavorando insieme con Gianni (Moneti) e gli altri  per avere risultati immediati ma principalmente per consolidare la società e fare una squadra che sia degna del nome che porta (è fondamentale). Insomma non mi tiro indietro, voglio partecipare attivamente alla creazione di una squadra che sia in grado di vincere il prossimo campionato.

È vero ma, anche se non vincerete subito, non dovete preoccuparvi perché gli sportivi sambenedettesi conoscono il calcio e capirebbero lo stesso, se ce l’avrete messa tutta per raggiungere il traguardo. Arrivare primi dipende da molti fattori ma la volontà e la serietà di una dirigenza non verrà misurata con la vittoria a tutti i costi, sarebbe sbagliato anche psicologicamente

Le idee chiare ce l’abbiamo, abbiamo allestito una squadra importante che deve lottare per vincere il campionato, deve lottare per il primo posto, nessuno ci può mettere la mano sul fuoco ma ho visto che abbiamo una formazione di assoluto valore.

Moneti non può che essere felice per le sue parole avendola allestita lui. Arcipreti, il braccio tecnico di voi presidenti, dall’alto dei 4 campionati vinti negli ultimi 5 anni,  è addirittura super ottimista “Campobasso, Maceratese e Matelica sono le squadre che dobbiamo guardare a vista ma io ho fiducia cieca nella nostra rosa

Speriamo che sia di buon auspicio per tutti, è  lui l’esperto e mi fa piacere il suo ottimismo ma la realtà è che non possiamo nasconderci dietro un dito. L’importante è mettercela tutta e noi lo stiamo facendo: più di una squadra fortissima, di un gruppo consolidato che ispira fiducia, più di tanti soldi dei quali oggi non si può fare a meno, che dovevamo fare?

Ci spieghi il senso dell’acquisto di una società a metà, non è una cosa usuale. Personalmente non mi dispiace perché coagula due fattori importanti che sono oggi costituiti da quanto ha realizzato Gianni Moneti nell’ultimo anno, iscrizione in extremis in Eccellenza compresa e da una maggiore forza economica con il suo ingresso. Per questo motivo è la soluzione che auspico da un paio di mesi perché non mi sembrava giusto che il suo attuale socio fosse totalmente estromesso (uscire dalla società o messo in minoranza) dopo salvataggio e campionato stravinto. Soluzione del 50% che Moneti ha sempre rifiutato per motivi anche comprensibili e, se si è ora deciso, il merito non può essere che suo o meglio delle sicurezze che lei è riuscito a dargli. Sicuramente il meglio che poteva accadere alla Samb in questo momento

Essere unici proprietari è sempre la cosa migliore, tanto è vero che io non ho società nelle mie aziende, sono le mie e basta. Devo però dire che l’eccezione Samb la sto vivendo con grande serenità perché con Moneti c’è una sintonia che non avrei nemmeno immaginato. E come se fossi solo. Mi trovo molto bene con lui. Nel pensiero, nella partecipazione in qualsiasi cosa. È elevatissima la nostra concordia, nel rispetto, nell’educazione, nei ruoli, nei confronti. Non potrei essere più contento.

È mia convinzione che Gianni Moneti da solo avrebbe trovato difficoltà ad esaudire i desideri e le aspettative di una città che ha nella Samb un simbolo importantissimo.

È un suo pensiero, non è detto che sia così

Non è un semplice mio pensiero bensì legato a situazioni che lo lasciavano intendere chiaramente e la cessione del 50% la ritengo una piccola dimostrazione. Aggiungo anche che, se prima di certe incomprensioni avute con lui negli scorsi mesi e nate da un tentativo di condividere la società con un socio molto diverso da lei, avevo grande stima di lui, adesso è aumentata o, perlomeno, è tornata ad essere quella di prima. 

 Questa società era morta e lui l’ha resuscitata; poi per motivi suoi (nessuno ha fatto i conti in tasca a Gianni Moneti, né io mi permetterei di farlo) ha ritenuto opportuno di allearsi con un socio, dividendo con lui onori e oneri. Con l’unico scopo di fare una società più forte, a livello economico ma anche per dividere altre responsabilità anche morali. Un conto è mettere 100 euro da solo, un altro 50 a testa. I soldi a me non li ha mai regalati nessuno e a Moneti anche, credo. La Samb stava all’inferno e lui l’ha portata in purgatorio (Eccellenza). Non bisogna mai dimenticarlo.

Perfetto. Continuare da solo dopo aver allestito una squadra forte mi sembrava un azzardo. Perché i campionati non bisogna solo iniziarli ma anche finirli bene, risultati tecnici a parte

Perotti, lei ha perfettamente ragione. Certo che lo vedo più sereno visto che ora ci dividiamo tutto.

Anch’io lo vedo molto più tranquillo e sono contento per lui e per la città.

Se Moneti ha fatto questa scelta ha ponderato molte cose e, se prima diceva che non avrebbe mai ceduto la maggioranza ma neanche il 50%, il fatto che ci abbia ripensato gli fa onore e a mi lusinga perché evidentemente mi stima. Non è uno stupido.

Ha fatto bene perché avrebbe potuto mettere  a rischio anche una credibilità che si era conquistata con intelligenza e tanti sacrifici.

Giusto ma indipendentemente dai motivi che hanno ispirato la sua decisione, l’importante è la nostra unità di intenti che adesso è altissima, ci confrontiamo anche dieci volte al giorno. Anche con Arcipreti. Non sono proprio a digiuno di calcio, un po’ ci capisco anch’io.  La squadra che ha allestito è all’altezza della situazione.

Magari, prima di venire, qualche consiglio lo avrà chiesto a suoi amici di fiducia esperti di calcio

Ho conoscenze dalla A alla D. Non sono finora stato fuori dal mondo del calcio. Se non ero una persona umile avrei chiesto di inserire qualche mio calciatore o magari fatto fuori tutti i vecchi dipendenti e messo miei uomini. Non è stato necessario perché ho trovato persone eccezionali (l’addetto stampa Stefano  Bruni che gli è accanto annuisce soddisfatto Ndd). Nel mondo del calcio ci sono arroganza, presunzione e molte altre brutte situazioni. Cose che non rientrano nel mio Dna. Non dico che qualche valutazione nel tempo potrà cambiare ma per farlo serve conoscere ancora meglio le persone con cui si ha a che fare.

(FINE PRIMA PARTE) -CONTINUA-

 

 

 

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