GROTTAMMARE – Nino Frassica non è nuovo dalle parti di Sanremo e non è escluso che possa tornarci nel 2015. Merito di un ottimo rapporto instaurato con Carlo Conti, rafforzato da stima e continui apprezzamenti reciproci. “Mi chiamano in tanti nelle loro trasmissioni, ma in lui vedo la pulizia nel fare televisione. Possiede uno stile non urlato, per questo gli dico sempre di sì”.

Frassica prese parte nel 1992 alla primissima edizione del Dopofestival sotto la supervisione di Baudo. All’Ariston ci tornò nel 2003, con delle incursioni all’interno delle cinque serate condotte sempre da Super Pippo. “Non si sa ancora niente. Mi piacerebbe, perché no. E’ un luogo importante, adattissimo alla dissacrazione. Più un evento è sacro, più è semplice riderci su”.

Premiato con l’Arancia d’Oro a Grottammare durante l’ultimo appuntamento della trentesima edizione di “Cabaret Amoremio”, Frassica annuncia la prossima uscita della sua autobiografia. “Verrà pubblicata da Mondadori. Il sottotitolo sarà all’80% vera e al 90% falsa!”.

All’interno non mancherà il racconto dei primi passi e di quell’avvicinamento a Renzo Arbore avvenuto grazie all’aiuto di un elenco telefonico. “Lo cercai sotto il nome di Lorenzo, feci diversi tentativi e alla fine lo trovai. Gli lasciai dei lunghi messaggi in segreteria. Avevo letto che altri colleghi come Andy Luotto avevano percorso questa strada. Arbore era così gentile che rispondeva a tutti”.

Da lì la svolta, con le celebri apparizioni a “Quelli della notte” nei panni di Frate Antonino di Scasazza e la conseguente promozione a ‘bravo presentatore’ in “Indietro tutta”. “Arbore mi informò che avremmo fatto un programma assieme, fu un bel momento”.

“Indietro tutta” durò tuttavia solo 65 puntate, nonostante il formidabile successo. Come mai?
“Renzo decise in quella maniera. Se avessimo voluto, avremmo potuto continuare a vita per quanto andava bene. Probabilmente saremmo in onda ancora oggi”.

Il presente invece si chiama “Don Matteo”. Per un improvvisatore come te non sono limitanti gli spazi offerti da una fiction?
“No, mi trovo bene e non mi stanco. Mentre il mio personaggio sul fronte lavorativo conduce una vita di routine fatta di indagini e arresti, la parte in borghese ha mostrato degli sviluppi negli ultimi anni. La vita di Nino Cecchini è animata, gli succedono molte cose. Mi diverto, ogni tanto sul set cerco di improvvisare, ovviamente senza esagerare”.

Riesci a spiegarti i dati d’ascolto sempre eccellenti per una serie giunta alla nona stagione?
“I numeri sono quasi inspiegabili. Posso dire che l’affezione è salita gradualmente nel tempo, sempre di più”.

Nel 1988 scrivesti il “Manovale del bravo presentatore”. Se ti chiedessero di scrivere quello del bravo giornalista, quale dovrebbe essere la prima regola da seguire?
“Saper leggere!”.

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