Quella che ha il sapore dell’illusione, della innocente testardaggine giovanile.

Quella che intorno a lei aleggia l’inebriante sensazione di un’aspettativa, di una scoperta, di una libertà. Che si perderà presto insieme alle foglie d’autunno.

Quella spavalda, orgogliosa, invidiata, bella.

Quella che si muove come una dea greca. Divina, sì, come la Callas. O come Greta Garbo. Quella che ha la forza della Duse, la prepotenza di Oriana Fallaci. E di Rossella O’Hara.

Quella che la mattina entra dalle persiane ancora sonnecchianti, cotte al sole. Con l’aria tremante, umida, ondeggiante. E il profumo dei tigli. E del mare.

L’estate. Quella che non è stata.

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