SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Negli anni 80 il sambenedettese “Madonna del Soccorso” era un ospedale ambito e generava l’appetito di illustri medici.  Negli anni ha perso il suo appeal. Sorte migliore ma mica tanto per il “Mazzoni” ascolano. L’impressione è che né in riviera né in Provincia c’è soddisfazione per quanto avvenuto nell’ultimo ventennio. Con l’aiuto e la complicità interessata di politici nostrani, la missione dello Stato regionale è in via di compimento. Per saperne di più siamo andati a trovare il Direttore Generale dell’Area Vasta 5, Massimo Del Moro.

Opinioni a parte, lei si ritiene il terminale di una serie di Direttori generali che hanno fatto ingoiare gradatamente una pillola amara o la persona che è riuscita a mettere d’accordo tutti?

“A parte il periodo in cui sono stato commissario in Ascoli, non ho una grande conoscenza della storia sanitaria del territorio piceno. Al di là di qualche articolo di stampa. Non credo però che ci sia mai stata la volontà premeditata di mettere all’angolo realtà sanitarie. La verità probabilmente è che nel momento in cui la sanità si è organizzata in modo autonomo nelle varie strutture ospedaliere e non aveva particolari vincoli economici, alcune Asl si sono comportate da formica altre da cicala (non sono sue parole ma rendono l’idea Ndd). Ecco perché la sanità marchigiana è cresciuta a macchia di leopardo. Oggi la gestione della sanità italiana deve per forza essere diversa, avendo lo Stato imposto alle Regioni vincoli di spesa sanitaria che non permettono più la libertà di azione che c’era prima. Negli ultimi due anni la regione Marche ha avuto 185 milioni di trasferimento in meno da parte dello Stato. Il sistema si è dovuto ricomporre, non era più possibile mantenere l’organizzazione elefantiaca consumatrice di risorse che c’era prima. Proprio in questi giorni in una delibera che probabilmente la Regione Marche approverà giovedì prossimo (oggi 7 agosto ndd), si vedrà in modo chiaro la composizione finale del sistema sanitario marchigiano quindi anche piceno. Il sistema Asl con due aziende ospedaliere più l’Irca vedrà la sua collocazione attraverso un disegno coerente prodotto nel corso di questi anni” 

Nello specifico, i nostri ospedali che fine faranno?

“Noi oggi siamo l’eredità del passato, le attività si svolgeranno su due presidi ospedalieri. Ieri (lunedi 4 agosto ndd) il governatore Spacca ha presentato presso il comune di Ascoli lo studio di fattibilità del nuovo ospedale, dell’ospedale unico che sorgerà tra San Benedetto e Ascoli. Questo è quello che si dovrà fare nel corso dei prossimi anni. Chiaramente in prospettiva perché, come tutti sappiamo, le risorse non sono proprio dietro l’angolo. Oggi il nostro obiettivo è quello di far sì che le due strutture esistenti si integrino, differenziando le attività rispetto al passato. Prima c’erano doppioni a distanza di 30 chilometri, vanno diversificati per dare risorse al sistema. Se continuavamo come prima il sistema era destinato a morire”

Giustamente due ospedali ‘provinciali’ non potevano coesistere, non è piaciuto però il modo in cui la strategia è stata condotta nel corso degli anni

“Le faccio un esempio: noi abbiamo due sale operatorie con 15 anestesisti per ogni polo (pochi) con il risultato che funzionano male  e non abbiamo più risorse per fare gli interventi. Se avessimo una sola sala operatoria con 30 anestesisti, potremmo dare risposte alle lunghe liste di attesa, in modo chiaro e coerente con un percorso virtuale”

Perché non si è detto subito e in modo chiaro alla popolazione che i due ospedali non potevano coesistere.  Se i cittadini piceni preferivano un nuovo ospedale unico invece che due, con un integrazione che arriva oggi alla fase definitiva, dopo tanto tempo e tante bugie: “Nessuno perderà niente” è stato spesso detto dal potere regionale. Con la complicità dei politici locali, sambenedettesi in particolare. Mettendo i cittadini piceni di fronte ad una scelta, probabilmente oggi avremmo già una moderna struttura unica. 

“Questo è vero, ha ragione; però molte volte quando si vivono momenti durante i quali sembra che le risorse non finiscono mai ci godiamo la vita e non pensiamo che poi possono arrivare momenti di difficoltà. Questa situazione è frutto della crisi economica del 2008 che ha portato i paesi dell’Europa in crisi, Italia compresa, ad avere meno risorse per la Sanità”

Secondo me la storia è cominciata molto prima del 2008

“Certo che, se cominciavamo prima a risparmiare, avremmo guadagnato molti anni. Sarebbe servito però un accordo non partitico ma politico nel quale congiuntamente si doveva dire: Ascoli e San Benedetto perdono il loro ospedale, ne facciamo uno a metà strada in un comune diverso perché serve per dare risposte  più efficienti al sistema e ai cittadini”

La politica non ha fatto la cosa più giusta…

“La politica ha difeso quello che c’era”

Io, invece, dico che ha difeso se stessa o meglio chi dalla situazione creatasi ci ha guadagnato a livello personale ed elettorale

“Secondo me, invece, perché prima, con condizioni economiche completamente diverse, c’era la possibilità di difendere la propria territorialità, oggi non ci sono più le condizioni economiche che permettono questa difesa”

Non sono d’accordo, se avessero voluto difendere la propria territorialità, avevano tutto il tempo per farlo quando l’allarme su quanto stava accadendo era evidente. Dopo, almeno io, mi sono accorto che i nostri politici sapevano tutto ed hanno ritenuto che il loro silenzio, la loro immobilità, potevano essere messi a frutto in modo egoistico.

“Procediamo con il discorso di prima perché il suo pensiero che i due nosocomi, San Benedetto di più, sono stati penalizzati è sbagliato. Se ne accorgerà giovedì (oggi 7 agosto ndd) quando verrà approvata, ma già era previsto con gli atti precedenti, la differenziazione delle funzioni: in Ascoli si farà principalmente un’attività elettiva cioè quella su prenotazione e gli interventi di routine, a San Benedetto in virtù della sua posizione geografica verranno collocate al loro interno le attività dedicate all’emergenza. E laddove esistono reparti come la chirurgia, la medicina, la cardiologia vi sarà una differenziazione anche di attività. La chirurgia di Ascoli sarà elettiva e avrà uno sviluppo  di tipo vascolare, quella sambenedettese è già legata alla chirurgia oncologica. La cardiologia in Ascoli è frutto della storia della passato perché l’emodinamica sarebbe dovuta stare a San Benedetto per la formula legata all’emergenza ma, essendo nata lì, vi resterà. In sostanza la Cardiologia ascolana sara elettiva, quella sambenedettese riabilitativa. Due attività che si compendiano. Per far capire quando è importante l’attività della cardiologia sambenedettese, quella riabilitativa, posso assicurare che sarà il punto di riferimento di tutta la Regione Marche. Cioè, tutte le persone che subiranno interventi cardiologici in Ancona e altre località marchigiane faranno la riabilitazione a San Benedetto. Oggi la sanità funziona in maniera circolare”

Per fare le distinzioni c’è voluto troppo tempo, non le pare? Lo stato di decadenza del ‘Madonna del Soccorso’ lo si nota anche dai piccoli particolari: bar chiuso, edicola chiusa, continui cantieri che sembrano più di facciata che altro…

“Ma le pare che, se potevamo, saremmo ancora senza bar. Purtroppo è in atto un contenzioso che ha visto la partecipazione di quattro ditte, delle quali tre non avevano i requisiti necessari”

Comunque piccoli particolari che non qualificano

“A me interessano di più i reparti e i servizi in un ospedale”

Il personale del Laboratorio analisi è in fermento per la grave carenza di personale…

“Il problema non esiste perché presto ci sarà un unico gabinetto analisi, quello sambenedettese non verrà smantellato ma resterà solo per sopperire alle urgenze mentre l’attività ordinaria si farà in Ascoli, dove convoglieranno tutti i prelievi delle altre località picene. Come già succede per la batteriologia: sa dove vengono eseguiti gli esami di batteriologia prelevati in Inghilterra? In India. Ci sarà un organico unico dove le persone gireranno.  Diventeranno personale dell’Area vasta 5. Circa 30 persone tra tecnici e medici saranno più che sufficienti per un unico laboratorio”

La storia dice che qualche anno fa fu inaugurato a San Benedetto un laboratorio modernissimo con macchinari d’avanguardia. Un grande impegno economico…

“Lo so e le dico anche che una struttura così era in grado di coprire le esigenze di tre grandi ospedali, fu un vero spreco. Non serviva per soddisfare le sole esigenze di San Benedetto. Non è che si doveva servire un policlinico, fu una spesa inadeguata in eccesso rispetto alle reali necessità. Un primario di Ancona, quando lo ha visto, ha detto: un’attrezzatura simile non ce l’ho io neanche a Torrette”

Adesso diventerà inutile…

“Le attrezzature di laboratorio non durano più di 5 anni, dopo di che diventano obsolete. Comunque anche Ascoli è messa bene. Può tranquillamente soddisfare le esigenze di tutta la provincia”

Gli altri servizi..

“Per la radiologia resteranno i due presidi con potenzialità simili ma con un’unica guida, un solo direttore di Unità Operativa. Potrebbe essere così già da giovedì (oggi ndd) se verrà approvata la determina finale dell’organizzazione di tutti gli ospedali marchigiani”

Pronto Soccorso?

“Due Pronto Soccorso perché quello di Ascoli ha un flusso costante, quello sambenedettese ha picchi incredibili d’estate ed è già collaudato per tutte le esigenze. Le necessità sono qualitativamene diverse ma simili quantitativamente. I problemi nascono perché in Italia i medici di famiglia lasciano i pazienti allo sbando il sabato e la domenica per cui anche per le piccole necessità ci si rivolge ai Pronto Soccorso. Quelli italiani sono vere eccellenze rispetto ad altre nazioni. Danno interventi immediati su tutto”

Definiti i ruoli dei due ospedali piceni, in contemporanea si sta iniziando a mettere le basi per l’ospedale unico. Giusto?

“È così, il consigliere regionale Perazzoli si sta impegnando molto”

Una volta realizzato verranno dismessi sia il Mazzoni che il Madonna del Soccorso?

“Sì, la stessa cosa è successa a Jesi. La vecchia struttura è servita per capitalizzare e recuperare i costi”

Quando verrà resa pubblica la definitiva collocazione dei due ospedali?

“Dopo giovedì insieme al sindaco Gaspari organizzerò una conferenza stampa a fine mese. Comunque tutto è già da qualche tempo in via di definizione.  Non ci saranno grosse novità”

 

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