SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’amore per il calcio sbocciato grazie all’amore per Ronaldo. Cominciò così, ad appena otto anni, l’avventura di Lara Laterza nel mondo del pallone. “La mia famiglia era interista ed anche io simpatizzavo per i nerazzurri. Venivo da anni di nuoto, avrei potuto compiere il salto nell’agonismo. Però io volevo il calcio, solo il calcio”.

Veneziana, classe 1989, Lara è un difensore centrale con un passato da centravanti. “Prima partita e primo gol, poi gradualmente avvenne l’arretramento. Iniziai in una squadra maschile, ero l’unica bimba. Un’estranea per i miei compagni che nemmeno mi salutavano, a differenza dei loro genitori letteralmente pazzi di me. Con loro passai sei anni, fino al momento dell’addio. Furono scene di panico. Nel frattempo era nato un grande affetto, era cambiato tutto”.

A 13 anni il passaggio obbligato nella categoria femminile. “Venni catapultata in un gruppo dove c’erano 20enni e 25enni. Se non erano delle mamme, poco ci mancava. Ho giocato in A2 al Venezia. Siamo stati promossi e disputato quattro anni di A. Ora sono al Tavagnacco, sempre in massima serie. Siamo detentori della Coppa Italia e tra poche settimane disputeremo la finale di Supercoppa”.

La Nazionale? Un sogno. Entrata nel giro azzurro lo scorso autunno, adesso l’obiettivo è l’esordio. La volta buona potrebbe arrivare a settembre, in occasione delle ultime partite di qualificazione al Mondiale 2015 che precederanno i play-off.

Il vostro ct è Antonio Cabrini. Com’è il rapporto con un tecnico uomo?
“L’approccio è normale, a mio avviso un uomo è più adatto a limare lacune caratteriali e di spogliatoio. Se ci si manda a quel paese tra maschi finisce lì, tra noi capita che ci si tenga il broncio per giorni. Non è facile gestire delle ragazze”.

Quanta gente viene a vedervi allo stadio?
“In genere 150-200 persone. Sono perlopiù genitori delle ragazze o gli appassionati del paese. Gli stessi che magari la mattina al bar ti offrono la colazione”.

Descrivici il vostro campionato.
“Si partirà ad ottobre. Fino all’anno scorso i club partecipanti erano 16. Dal 2014-2015 si scenderà a 14”.

A che età si smette mediamente di giocare?
“La carriera dura all’incirca una decina d’anni. Poco oltre la trentina si tende a smettere”.

Ti senti vittima di pregiudizi?
“Se fai due palleggi in spiaggia la gente ti guarda strano. E’ un problema di mentalità. Per me il calcio è una questione di vita. La domenica preferisco pizza e partita alla discoteca”.

Il calcio femminile è affiliato alla Lega Dilettanti, rappresentata da Carlo Tavecchio. Le sue recenti esternazioni (“si pensava che le donne fossero handicappate rispetto ai maschi, invece abbiamo riscontrato che sono simili”, ndr) ti hanno indignato?
“E’ caduto in basso, la frase la reputo inadeguata. Capisco che in un periodo di elezioni tutti si scaglino contro di lui, ma se rivesti quel ruolo non puoi compiere certe uscite. Lui è il nostro presidente, dovrebbe parlare bene di noi”.

Da Venezia a San Benedetto. Come mai le vacanze in Riviera?
“E’ la seconda volta che vengo. L’anno scorso ero a Grottammare. Volevo conoscere il mio idolo incontrastato: Maurizio Compagnoni!”.

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