SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sono numeri di tutto rispetto quelli messi in campo dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Ascoli Piceno nella lotta alla contraffazione e all’abusivismo commerciale lungo la Riviera delle Palme.

In concomitanza dell’avvio della stagione estiva, è stata infatti avviata dalla Compagnia Guardia di Finanza di San Benedetto del Tronto un’autonoma intensificazione dei servizi a contrasto delle suddette fenomenologie, un impegno che, ad oggi, ha consentito di pervenire al sequestro di numerosissimi articoli.

L’attività si è concentrata per lo più sugli arenili – dove massiccia è la presenza dei rivenditori abusivi – e sui tratti di lungomare della costa, dove le Fiamme Gialle, attraverso 65 interventi, hanno potuto assicurare giornalmente più interventi. Il solo consuntivo “estivo” registra infatti, ad oggi, il sequestro di 16 mila articoli, di cui ben 15200 contraffatti, suddivisi in generi di abbigliamento (14200) e di elettronica (1200), supporti informatici (Dvd e Cd, per un totale di 440 pezzi), giocattoli e beni di consumo vari, per i quali sono state deferite all’Autorità Giudiziaria 66 persone.

“Numeri” che vanno a rendere ancor più rilevante il consuntivo dell’anno 2014 del Comando Provinciale di Ascoli Piceno, caratterizzato infatti da 83 interventi eseguiti nelle province di Ascoli Piceno e di Fermo che, nel loro insieme, hanno determinato il sequestro di 32  mila articoli – di cui 16 mila contraffatti – e la denuncia di 78 soggetti.

L’attività svolta nella corrente stagione estiva dai reparti della Guardia di Finanza nel contrasto alla contraffazione e all’abusivismo commerciale si colloca in una cornice più generale, volta a tutelare il territorio dall’invasione di prodotti di provenienza incerta e assolutamente non sicuri per i consumatori.

Da un lato, quindi, la necessità di assicurare l’incolumità dei cittadini e, dall’altro, quello di scoraggiare ogni forma di illegalità economica che colpisce soprattutto gli operatori commerciali che lavorano nell’assoluto rispetto delle leggi. Sotto quest’ultimo punto di vista, anche il consumatore dovrebbe contribuire a non farsi parte attiva finale di un circuito illegale nel quale prevalgono aspetti di sfruttamento della manodopera impiegata in nero, molto spesso anche di natura minorile, e dove inconsapevolmente si vanno ad alimentare profitti destinati a mantenere vitali le organizzazioni criminali di spessore.

La dimensione del fenomeno, quindi, potrebbe essere ridimensionata se vi fosse minore accondiscendenza da parte dell’utenza e maggiore consapevolezza sui gravi effetti distorsivi che ne conseguono in termini di danni alle imprese, all’occupazione, all’erario e alla libera concorrenza.

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