GROTTAMMARE – “Ci hanno segnalato che ci sarebbero state indicazioni da parte della sanità regionale per la costruzione della stanza di contenimento e di un protocollo stilato che ne disciplinerebbe l’uso. Non so se è vero e non credo sia vero”. A parlare così è Luciano Agostini, onorevole del Pd recatosi mercoledì nella struttura “Casa di Alice” assieme ad una delegazione nazionale del partita capitanata dal responsabile al Welfare, Davide Faraone.

“Fosse confermato sarebbe gravissimo”, avverte il parlamentare offidano. “Assumeremo la documentazione e faremo chiarezza. Ci dispiace che non siano venuti il segretario Comi e l’assessore regionale alla Sanità Mezzolani. Avrebbero potuto immediatamente dire le cose come stanno”.

E’ proprio attorno alla “camera di contenimento” che si incentra la questione. Superata con la legge di chiusura dei manicomi per alcuni, prevista sotto altre diciture per altri. “In ogni caso deve esserci un operatore presente – tuona Agostini – non si può mettere un ragazzo là dentro e chiudere la porta. Ho parlato il sindaco di Grottammare. Abbiamo raccomandato un intervento deciso nella direzione della verità, almeno da un punto di vista di una funzionalità amministrativa. Dal punto di vista penale i provvedimenti spettano ad altri”.

Onorevole, considerato il delicato contesto, non crede che certi immagini meritino magari un’interpretazione particolare?

“E’ un fatto che ci lascia stupefatti per la sua gravità, al di là delle responsabilità che verranno accertate dalla magistratura. Non siamo andati a fare delle indagini, abbiamo portato la nostra solidarietà. Ognuno di noi reagisce come crede, non ho il dovere di contestualizzare. Io vedo un’immagine. Un ragazzino autistico viene chiuso in una stanza. Su un piano di sensibilità credo che non debba accadere”.

In queste ore stiamo però ricevendo segnalazioni di persone del settore che sgonfiano parzialmente il caso.

“Se uno mi dimostra che quella è terapia giusta alzo le mani e faccio ammenda. Ma penso che nel 2014 nessuno possa dimostrarmelo, quindi mi indigno”.

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