SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Veleni e accuse, rigorosamente a porte chiuse. La Commissione d’inchiesta sullo stadio si congeda senza troppe sorprese, rinviando comunque l’epilogo ad una nuova seduta in programma tra due settimane.

In quella sede verrà “votata” la relazione redatta da Pierluigi Tassotti, con la possibilità di accettarla, integrarla o rifiutarla del tutto. “Non è stato facile – ha commentato il presidente – la maggioranza difende a prescindere il lavoro dell’amministrazione comunale. Noi abbiamo solamente cercato di capire e di far luce. Siamo disposti a correggere il documento, ma non ha senso buttarlo integralmente nel cestino”. Per Tassotti è “anomalo” che l’amministrazione abbia richiesto una consulenza esterna per la valutazione dell’attività svolta dagli Uffici sulla vicenda “ancor prima che la Commissione si mettesse all’opera”.

Nella sintesi stilata, le accuse al centrosinistra sono svariate: “Il centrosinistra non ha voluto incarnare lo spirito con cui era nato questo organo. Ha ostacolato come ha potuto le audizioni, soprattutto delle imprese, che avevano fatto formale richiesta di essere audite. Non abbiamo potuto registrare gli interventi degli auditi, anche a loro garanzia, per un trasferimento fedele delle loro dichiarazioni sui verbali, i quali sono stati redatti sulla base di sunti informali, che riproducono solo sommariamente le dichiarazioni rilasciate, esulando dai criteri di trasparenza che sorreggono le sedute consiliari. Ha sempre vietato che nel rispetto del Regolamento consiliare, che equipara la Commissione di indagine alle commissioni permanenti, le sedute della Commissione fossero pubbliche. Invece sono state tutte sedute a porte chiuse, per volontà dei consiglieri di maggioranza, privando la stampa di poter assistere ad un confronto libero e trasparente su questioni dove, come diceva il sindaco, non c’era nulla da nascondere”.

Si passa poi all’elenco delle difformità riscontrate: “Si sono previsti ulteriori 5 anni di allungamento della concessione, quando il Consiglio aveva dato il limite massimo di 20 anni. E’ stata invocata l’applicazione del Codice degli appalti, mai citato nella DCC 19/2010, senza rispettarlo: nella pubblicazione dell’Avviso; nell’entità della polizza fideiussoria fissata in 16.000 euro quando avrebbe dovuto essere di almeno 780.000 euro (10% dell’importo finale); nella richiesta dei requisiti delle imprese sub appaltatrici e delle dichiarazioni SOA; nello stabilire l’accettazione di una sola offerta quando il Codice ne richiede almeno cinque; nella mancata indicazione del Responsabile Unico del Procedimento (RUP) quando invece viene nominato molti mesi dopo in occasione dell’approvazione del progetto definitivo, che invece doveva essere presentato in sede di gara. Infatti, l’impianto fotovoltaico, valutato come da Relazione delle Segretaria comunale oltre 4.906.000 euro, viene messo a gara senza un progetto”.

Ed ancora: “Anomalia dei verbali di gara, dove vengono affidati i lavori alla Sambenedettese 2009 senza che in sede di aperture delle buste ci stesse sia la dichiarazione sostitutiva sulla capacità di contrarre con la pubblica amministrazione da parte della Sambenedettese 2009 e sia un piano economico-finanziario, che è requisito indispensabile per l’ammissione secondo il Codice, ma viene presentato il giorno dopo e viene ritenuto dal dirigente del settore dei lavori pubblici del Comune Farnush Devaparadah …scarno di informazioni e di adeguati dettagli tecnici…, anche se poi firma i verbali della Commissione aggiudicatrice. Anomalia nella figura del Rup che non esercita la sua funzione così come espressamente dichiara in Commissione; così come non la esercita l’Alta Commissione di Vigilanza prevista nel contratto repertorio 5003/2010, in quanto mai costituita dal Comune; sicchè nessuno del Comune esercita i controlli di legge su ben oltre 7.800.000 euro di lavori allo Stadio. Anomalia dei contratti dove si registra una serie di modifiche, come quelle relative all’art.21 del contratto 5003/2010, con l’inserimento della Decasol srl e della ditta Troiani e Ciarrocchi, in sostituzione della Busi Impianti, senza alcuna espressa specifica autorizzazione da parte del Comune, se non quella implicita della presa d’atto nel contratto. Anomalia della tempistica nella modifica dell’art.21 predetto, che consente alla ditta subentrante la garanzia di un corrispettivo di ben 4.906.000 euro in caso di revoca per pubblico interesse della Concessione da parte del Comune; circostanza che non era stata riconosciuta alla Dalbe Energy RDP, che per tale ragione si era vista rifiutare i finanziamenti da parte del sistema bancario, stante l’aleatorietà del contratto. Anomalia della modifica dell’art.9 del bando di gara con l’art.4 del contratto 5003/2010, che stabilisce il diritto del Comune a rivendicare la proprietà delle opere di sicurezza realizzate, compreso l’impianto fotovoltaico da copertura della stadio, non al momento del certificato provvisorio del collaudo, ma al termine della concessione. Anomalie delle delibere della giunta 181/2010 e 113/2011 dove viene approvato prima il progetto definitivo e poi quello esecutivo che portano i costi dei lavori da 5.014.050 euro prima a 7.706.163 euro e poi a 7.820.333 euro, con un aumento di oltre il 35%; senza rispettare in alcun modo la tempistica di presentazione dei progetti e dei lavori previsti nel contratto 5003/2010 e senza che il Comune applichi le sanzioni in esso previste”.

Il centrista Pellei ha rincarato la dose: “Ci si era ripromessi di compilare un comunicato al termine di ogni incontro. Dopo la prima volta, non c’è stato più modo di farlo. Si vuole far ricadere la questione sulla delibera di Consiglio votata nel 2010, non è giusto”.

La relazione approderà in Consiglio Comunale e forse non solo lì: “Se ribadiranno che è carta straccia valuteremo altri percorsi – minaccia Tassotti – a partire dal coinvolgimento dell’Osservatorio Nazionale per i Lavori Pubblici”.

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