SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Le parole di Gaspari? Un’esagerazione”. Gaetano Sorge non ha gradito l’attacco del sindaco ai ristoratori, colpevoli a detta sua di non ospitare il brodetto sambenedettese nel menù tradizionale.

Un’esigenza più che una distrazione. “Il brodetto – spiega il presidente dell’Assoalbergatori – non è un piatto espresso. Lo puoi realizzare su prenotazione, prevede tempi di cottura lunghi, se lo tieni pronto magari non lo vendi e sei costretto a gettarlo via”.

Questione di preparazione non sostenibile, non di un rifiuto a priori. E così la miccia innescata dal primo cittadino ad Anghiò viene respinta ed etichettata come una “polemica insensata”.

“Il brodetto si fa – prosegue Sorge – negli alberghi lo prevediamo, ma va ordinato. Poi ci sono dei locali che hanno una clientela consolidata e scelgono un giorno fisso a settimana per cucinarlo. Il discorso è assai complicato, non va banalizzato”.

Sandro Assenti della Confesercenti fa notare come siano cambiati i gusti enogastronomici dei clienti: “Un tempo il brodetto inglobava un pasto unico, adesso invece si comincia con gli antipasti. Noi gestori vorremmo sempre cucinarlo, è un piatto dalle potenzialità straordinarie. Potremmo tentare con delle piccole porzioni e testare il polso del consumatore, evitando le padellate da venti persone”.

Pur trovando dei punti di contatto con Gaspari, Assenti evidenza le enormi difficoltà a cui va incontro un ristoratore: “Il brodetto alla sambenedettese impone un pesce spinoso, in molti non lo vogliono, altri addirittura si rifiutano di assaggiarlo. Inoltre, occorrono dodici specie di pesci differenti”.

Per promuovere la specialità rivierasca, si terrà ad agosto la nuova edizione de “Lu Vredètte”. Tuttavia, a causa della difficoltà nell’intercettare finanziamenti, la vetrina si limiterà ad un’unica giornata.

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