GROTTAMMARE – Bambini e ragazzi autistici fra gli 8 e 20 anni malmenati e tenuti sequestrati in una “stanza di contenimento”.  E’ la pesante accusa che ha portato in carcere cinque educatori della struttura socio-educativa e riabilitativa “Casa di Alice” di Grottammare.

Operazione condotta dai carabinieri di San Benedetto del Tronto e coordinata dalla procura di Fermo. La struttura ospita persone autistiche provenienti anche dai comuni limitrofi. Sequestrata dagli agenti la stanza.

Le indagini sono partite dopo le lamentele di alcuni familiari dei ragazzi che avevano notato degli atteggiamenti sospetti.

Nel 2004 il centro fu trasferito da San Benedetto a Grottammare ed era considerato un vero gioiello per il progetto sperimentale che tendeva attraverso interventi “educativi comportamentali” a migliorare il rapporto dei ragazzi autistici con la realtà esterna.

In allegato il video shock rilasciato dai carabinieri di San Benedetto del Tronto.

Ecco le parole degli inquirenti riguardo alla vicenda: “I ragazzi non avevano comportamenti violenti, venivano repressi o puniti per la loro vivacità. I giovani erano costretti, a volte, ad urinarsi addosso”.

Ecco le dichiarazioni del primo cittadino Enrico Piergallini rilasciate all’Ansa: “Siamo sconvolti dalle immagini del video diffuso dai carabinieri su quanto accadeva alla Casa di Alice. Attendiamo gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Fermo, poi valuteremo se costituirci parte civile, e come noi gli altri Comuni della rete. Si tratta di una struttura in rete – spiega il sindaco – che, oltre al nostro Comune, capofila, coinvolge anche quelli di Monsampolo del Tronto, Cupramarittima, Monteprandone, San Benedetto del Tronto, Castel di Lama e Spinetoli, tutti in provincia di Ascoli Piceno. Come capofila, Grottammare ha preso in affitto l’appartamento che gli altri Comuni della rete contribuiscono a pagare; la gestione è appaltata da circa sette anni ad una cooperativa. La Casa di Alice è regolarmente accreditata e in possesso di tutte le autorizzazioni. E’ coinvolto l’Ambito territoriale 21, che gestisce i servizi sociali dei Comuni, e il centro gode dei contributi della Regione Marche. E’ seguito dall’Asur per quanto riguarda l’aspetto sanitario. Dal punto di vista amministrativo, dunque, è tutto in regola”.

La notizia che la casa sarebbe in realtà una sorta di lager, ha lasciato i sindaci senza fiato:  ”Ci ha colti di sorpresa – insiste Piergallini – non avevamo avuto segnalazioni di comportamenti non corretti da parte degli operatori del centro. Nell’ultima riunione, svoltasi il 24 maggio scorso, presenti tutti i soggetti interessati, era emersa solo la necessità di ritinteggiare alcune stanze, e di impegnare gli ospiti con ulteriori attività sportive, o di reperire altri spazi. Ma niente di così grave come si evince invece dalle prime notizie sull’inchiesta. Anche le risposte ai questionari che, attraverso la cooperativa di gestione, sottoponiamo regolarmente alle famiglie degli ospiti della Casa di Alice erano confortanti. Solo piccole lamentele sull’immobile, nient’altro”.

Gli arrestati sono Roberto Colucci, coordinatore della “Casa di Alice”, e gli operatori Rossana Raponi, Maria Romana Bastiani, Susan Ciaccioni e Luciana D’Amario. Prestano servizio nel centro insieme ad altri tre colleghi.

 

 

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