Siamo giunti quasi al termine dell’analisi del programma di mandato ed in particolare al tema che ha dominato il primo mandato Gaspari, cioè l’urbanistica.

Il preambolo di questo capitolo del programma di mandato tende a tranquillizzare i cittadini spiegando il significato dell’urbanistica definendola “una tematica fondamentale per la vita di una città, coinvolgendo trasformazioni che vogliamo e dobbiamo governare evitando il conflitto tra interessi privati e bisogni collettivi mantenendo un equilibrio che coniughi la crescita e lo sviluppo dell’edilizia con il benessere dei cittadini e la peculiarità paesaggistiche di San Benedetto“.

Fin qui tutto molto bello ma non appena si entra nei dettagli iniziamo a scorgere le prime discrepanze come ad esempio il tema della manutenzione ordinaria e straordinaria della città del precedente mandato. Su questo tema sicuramente possiamo dire che quanto fatto non può essere considerato sufficiente visto lo stato in cui versano le principale arterie stradali cittadine e inoltre la cronica assenza di un piano quinquennale della manutenzione ordinaria. Si richiama, sempre al precedente mandato, la progettazione dei sottopassi (che tuttavia risulta essere stata dettagliata solo nel secondo mandato), la progettazione della riqualificazione dell’Albula (di cui il progetto di dettaglio ancora non è stato definito) lavori che hanno richiesto comunque tempi biblici!

Per quanto riguarda l’urbanistica si inizia con il Piano del Porto che “offre la possibilità di un rilancio dell’attività cantieristica e delle attività commerciali e turistico – ricettive che in quella zona potranno essere insediate” ma che non entra ulteriormente nei dettagli ad esempio spiegando la destinazione d’uso del terzo braccio.

Ma adesso arriviamo al piatto forte di questo capitolo, il Piano Regolatore Generale! “Il Piano Regolatore Generale della città era e resta una priorità” così è riportato nel programma di mandato, ma dopo 3 anni non si è vista un’amministrazione muoversi in questa direzione, anzi con i PORU si è continuata la stagione delle pseudo-varianti/accordi di programma, a detta dei tecnico comunali comunque coerentemente con una pianificazione generale, ma il paragone con la vicina Ascoli è imbarazzante: a San Benedetto sono 8 anni che si gira attorno a questa tema con centinaia di mila euro spese in consulenze, condanne in primo grado da parte della Corte dei Conti regionale e con le solite lamentele del Sindaco sull’assetto legislativo che non gli permette di fare quello che vuole, mentre in Ascoli, si è deciso di fare il PRG e si è andati avanti decisi sull’obiettivo.

Il diverso passo delle due amministrazioni dovrebbe far imbarazzare non poco la giunta Sambenedettese. Nel programma non ci si accontenta di promettere e ribadire la priorità di realizzare il PRG ma l’amministrazione si rende disponibile al coinvolgimento “della città e dei suoi saperi” istituendo “un team di esperti, professionisti originari del nostro territorio, in varie discipline tecniche (climatologia, agronomia, geologia, ingegneria, architettura, diritto, energie rinnovabili, economia, sociologia) che, a titolo gratuito, possano consigliare gli amministratori per operare scelte che consentano la redazione di un PRG ad impatto zero. L’iter del nuovo PRG dovrà essere affiancato da un percorso di reale coinvolgimento dei cittadini, nelle forme di un “PRG Partecipato” sul modello adottato per il Bilancio Partecipato“. Direi che il buco nell’acqua è evidente visto che questa amministrazione non si è mai aperta alla partecipazione dei cittadini al punto tale da aver anche annullato il Bilancio partecipato. Leggere queste promesse con il segno di poi suscita un leggero imbarazzo, chissà se si imbarazza anche chi l’ha scritto?!?!

Per quanto riguarda le opere pubbliche si cita un intervento promesso anche ai tempi della Mega-variante, cioè lo spostamento della sotto-stazione di via Piemonte cogliendo l’opportunità dell’elettrificazione della tratta Ascoli-San Benedetto; ebbene la tratta è stata elettrificata ma la sotto-stazione è rimasta lì dov’è.

Ma poche righe dopo torna la falsa retorica delle ristrettezze di bilancio (dimostrata falsa) per cui non si può “esimerci dall’individuare e sviluppare interventi con il concorso di risorse private, finalizzati ad ottenere una reale e ben quantificabile convenienza per la parte pubblica”; ben venga il partenariato pubblico-privato (o project financing che dir si voglia) ma Gaspari non era quello contrario al Project financing come maturato nei suoi non dimostrati studi alla Bocconi (citazione tratta dal famoso incontro sulla Mega-Variante al teatro Concordia). Tant’è che anche su questo tema non si è andati oltre che qualche accordo di programma che hanno prodotto una rotatoria in quartieri elettoralmente molto fedeli e non progetti ambiziosi come dichiarati nel programma come il “recupero e riqualificazione delle aree degradate; housing sociale ; riqualificazione e rinaturalizzazione dei corsi d’acqua a pettine”.

Ma la cittadinanza è ancora in attesa della promessa dell’Urban Center cioè “uno spazio fisico dedicato all’informazione sui principali piani e progetti cittadini, un punto di riferimento per la progettazione condivisa del futuro di San Benedetto che può trasformarsi in un laboratorio di idee, interagendo attraverso gli strumenti di edemocracy e realizzare Laboratori di Urbanistica Partecipata con gli studenti delle scuole primarie, per la progettazione di aree verdi pubbliche, scolastiche, percorsi sicuri“. D’accordo che citare la partecipazione ha sempre il suo perché, ma detto da parte di un Sindaco che mal accetta ogni forma di critica assomiglia più ad una presa in giro che ad una promessa elettorale, al punto che nulla di ciò è stato fatto.

Tra le opere pubbliche si cita anche la realizzazione di un “parcheggio interrato di Piazza San Giovanni Battista, che comprenderà anche la riqualificazione della Piazza che costeggia Via Montebello” di cui non è visto nemmeno uno schizzo su carta della pizza…. ma non solo come non si può citare “una “bretella” in grado di raccordare il casello autostradale di Grottammare a quello di Porto d’Ascoli”  tenendo conto “della necessità di collegare l’area portuale … affinché questa nuova arteria possa contribuire alla valorizzazione del polo logistico già esistente nella Vallata del Tronto“. Bene oltre a non avere anche qui dei progetti esecutivi, fatico anche a capire bene di cosa si parli quando si cita il “polo logistico già esistente nella Vallata del Tronto” non mi risulta che ci siano interporti o chissà quali infrastrutture per il trasporto di beni o persone, misteri di quest’amministrazione!

Ma nel programma di mandato c’è spazio per tutto, anche per la riqualificazione del Ballarin di cui addirittura si cita un “bando emanato a fine 2010, per il quale si stanno attendendo i primi esiti dell’iter procedurale” che ormai credo si sia perso in qualche ufficio del leviatano di Viale di Gasperi e come potrebbe mancare la priorità di riqualificare il tratto Nord del Lungomare, magari proprio in concomitanza dell’ottantesimo anniversario dell’opera progettata dall’Ing. Onorati…. piccolo problema: l’ottantesimo anniversario dell’opera progettata dall’Ing. Onorati era nel 2012 e 2 anni dopo ancora non si sa di che morte deve morire il lungomare nord!

Un capitolo dei desideri dove traspare tutta la volontà di amministrazione che vuole lasciare il segno, sicuramente qualche segno è stato lasciato ma è da valutare se sia stato positivo.

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