Quanti anni aveva quando ha iniziato questo lavoro? Per quanto tempo è andato in mare?

“Iniziai ad andare in mare a quindici anni, nel lontano 1947, con il motopeschereccio di mio padre, denominato “La Vittoria”, che era in società con Massimo (soprannominato Massì) Marchegiani. Il primo impatto con il mare fu duro e devastante per la mia salute, dato che soffrivo il mal di mare, ma nonostante ciò continuai a svolgere questo mestiere, perché San Benedetto non offriva, ai giovani, altri sbocchi professionali. Lavorai sulla barca di mio padre per un anno, dato che la società andò in fallimento. Ho cercato di vincere lo sconforto e mi misi a lavorare nell’ “Antonio Biagini”, praticando la pesca a strascico nel mar Adriatico. Esercitai la professione di marittimo in molti pescherecci, prima di trasferirmi a lavorare nel mar Mediterraneo, con l’imbarcazione “Nuovo Piergiorgio”. Ci alternavamo tra il mar Adriatico, in inverno, ed il mar Mediterraneo, in estate. Nel maggio 1959 andai in Atlantico per praticare la pesca in Marocco e nel Senegal, nel natante in legno “Amalia”, con rotazione dei lavoratori di tre/quattro mesi (famose “bordate”). In Atlantico lavorai, anche, nel peschereccio “Rodi”, costruito nel cantiere navale di Viareggio e varato nel 1966 e affondato all’alba del 24 dicembre 1970, davanti la costa marchigiana tra Porto San Giorgio e Grottammare, trascinando con se dieci vite umane cioè l’intero equipaggio. Nel 1970 andai in America con il motopeschereccio “Corrado secondo” di Ancona, con il quale lavorai undici anni. Facevamo turni di due o tre mesi e tornavamo a San Benedetto, affrontando una navigazione di dodici giorni, tempo necessario per la traversata. Un episodio curioso, che ricordo sempre con grande ironia, è legato a questa imbarcazione. Non tornai a casa, quindi lavorai ininterrottamente sul “Corrado secondo”, per novi mesi consecutivi perché un collega doveva “controllare” la sua fidanzata, dato che era convinto che lo stesse tradendo!

Il mio lavoro di pescatore è continuato sui motopescherecci “Ince” come capitano e dove conclusi la mia carriera in mare e “Geneviève”. Nel 1966 andai in mare nel “Kodiac” e, ahimè, vidi affondare il “Pinguino” davanti i miei occhi, senza poter far nulla per salvare gli occupanti del motopesca della flottiglia oceanica sambenedettese, inabissatosi nelle acque della Mauritania.

Sono andato in mare per circa quarantaquattro anni ed ho ricevuto una medaglia d’oro, da parte della Capitaneria di porto”.

Come mai ha scelto di fare questo mestiere?

“Per continuare la tradizione di famiglia (anche i miei fratelli sono andati in mare), ma soprattutto per ‘fare di necessità, virtù’. Pensi che mio fratello minore, per poter venire a lavorare in mare, si nascondeva a poppa perché mio padre si vergognava a portarlo a lavoro, data la tenera età”.

Qual’era il suo ruolo all’interno nell’equipaggio?

“Come in ogni lavoro bisogna fare un po’ di gavetta. Ho iniziato facendo il mozzo, poi il marinaio e l’ufficiale. Per un breve periodo ho fatto il capo- pesca e per esperienza il comandante”.

Quali sono la cosa più bella e la più brutta che le sono capitate?

“Nel 1992/1993 quando ero imbarcato nell’ “Ince” facemmo un carico di circa duemila cartoni di polpi e seppie nella zona del Senegal, mai visto tanta roba insieme.

La cosa spiacevole è avvenuta nell’Atlantico quando tirammo su, con le reti, un cadavere. Avvertimmo subito la locale Capitaneria di porto che fece i controlli di rito e scoprì che quel corpo apparteneva ad un marinaio portoghese , deceduto durante una tempesta”.

E’ cambiata la pesca negli ultimi anni?

“No, la pesca negli ultimi anni è rimasta invariata, quello che è cambiato è la tecnologia che ha potenziato le imbarcazioni. E’ aumentata la varietà di pesce che si tira su dalle reti. Ora in Adriatico si possono anche pescare i gamberi: prima era impensabile”.

Consiglierebbe la vita del pescatore alle nuove generazioni?

“No perché è un lavoro duro e non tutte le persone sono in grado di reggere quei ritmi estenuanti”.

Ora che è in pensione, come trascorre le giornate? Le manca il lavoro in mare?

“Si, mi manca la vita in mare, ma ora mi godo il meritato riposo. Trascorro le giornate presso l’associazione dei pescatori sita in Viale Marinai d’Italia”.

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