SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Non è da escludere che Bergoglio possa arrivare ad emulare Ratzinger una volta raggiunti gli 85 anni”. Marco Politi immagina per Francesco lo stesso destino di Benedetto XVI, raccontando in “Francesco tra i lupi” le resistenze e le guerre intestine con cui il Pontefice è costretto a fare i conti.

Il vaticanista de ‘Il Fatto’, approdato a San Benedetto per presenziare all’appuntamento organizzato dal Club degli Incorreggibili Ottimisti, descrive il Papa attuale, non dimenticando chi l’ha preceduto. “Senza uno non ci sarebbe stato l’altro, al di là degli stili agli antipodi”, dice Politi. “Francesco sta cambiando l’immagine del papato, non più imperiale. Si sottolinea una volontà di trasformazione della struttura gerarchica in una maniera più partecipativa. L’obiettivo è prendere le decisioni in maniera comunitaria”.

Il giornalista rivela però che in un’intervista a Ratzinger, precedente all’elezione dell’aprile 2005, il tedesco spiegò chiaramente che la figura del numero uno della Chiesa non poteva più essere associata a quella del monarca assoluto. “Aveva inquadrato bene la tematica. Poi non ebbe la forza e il coraggio di portarla fino in fondo”.

Ma chi sono i lupi? La lista è assai lunga. “I lupi sono quelli che applaudono Francesco senza volerlo imitare. I lupi sono la criminalità organizzata e chi in passato ha fatto trasversalmente traffici opachi. I lupi sono quelli che aspettano che il Pontificato finisca presto perché vogliono essere cattolici come lo sono sempre stati”.

L’attuale è un Papa di svolta. Ha rotto schemi e infranto tabù, disorientando spesso gli stessi cattolici. “E’ il primo che dice che le donne devono presenziare laddove si prendono le decisioni”, osserva Politi. “Usa la tecnica di governo di lasciare frasi a metà. Francesco vuole che i vescovi prendano decisioni su dei casi concreti”.

C’è infine il Francesco inascoltato: “Vorrebbe una Chiesa povera. Per lui è un punto fondamentale, anche se da quando lo ha detto non è successo assolutamente nulla su larga scala. Così come nessuno si è mosso in seguito ai moniti sulla schiavitù economica e sul precariato”.

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